Deportazione? No, è la più grande assunzione di tutti i tempi

Scuola
Gli studenti affrontano la seconda prova degli esami di maturità 2015 presso il Liceo Cavour, Torino, 18 Giugno 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Stiamo effettuando la più grande assunzione di tutti i tempi eppure non si sente che parlare di deportazione, esodo biblico, emigrazione di massa

Stiamo effettuando la più grande assunzione di tutti i tempi eppure non si sente che parlare di deportazione, esodo biblico, emigrazione di massa. Nelle ultime settimane i mezzi di comunicazione sono stati diario di precari costretti a lasciare casa “per colpa” delle assunzioni del governo Renzi. Ma le parole sono importanti e andrebbero scelte bene. Provate a cercare “deportazione” su un comune dizionario della lingua italiana: “tipo di pena che prevede l’internamento del condannato in un campo di lavoro o in una colonia penale”.

La stiamo usando per parlare di 160 mila precari assunti con posto fisso e garantito nello Stato. Da una parte c’è un Paese con tassi di disoccupazione altissimi: un giovane su due al Sud è disoccupato, mentre il tasso generale è del 12,7%. Giovani laureati e preparati, che il lavoro l’hanno perso o non sono mai riusciti a trovarlo. Di questi, tre su quattro si dicono pronti a partire. In cinque anni 700 mila persone sotto i 35 anni hanno lasciato, per esempio, la Sicilia. Direzione soprattutto l’estero. Un vero e proprio esodo drammatico, che non mi pare abbia provocato indignazione sociale.

I nostri giovani – quelli della generazione Erasmus, per capirci – si sentono e sono figli dell’Europa. Per loro la mobilita è un fatto normale. La mobilita interna è poi un dato fisiologico: partono, tornano, innovano, cambiano luoghi e prospettive. Sentono la mancanza della loro terra, lasciano affetti ma non per questo rinunciano al loro futuro. Molti sono pronti a ritornare e a rimboccarsi le maniche, prova ne è il fatto che il 75% della nuova imprenditoria al Sud, soprattutto quella in ambito innovativo, che per fortuna sta nascendo e sta invertendo la rotta, è di giovani sotto i 30 anni.

Ma “l’emigrazione” non è solo una questione generazionale: la mobilità all’interno di un Paese è sempre esistita ed è sempre stata salutare, perché aumenta il peso dello scambio culturale, l’opportunità di confrontarsi con altre realtà e situazioni. È occasione di crescita personale e di valorizzazione del “capitale umano”. Poco comprensibile quindi il susseguirsi di lamentele e di toni da allarme sociale. Sono già entrati in ruolo circa 30 mila docenti sul turn over e sui posti che finora erano occupati da supplenti annuali. Assumeremo tra settembre e novembre e poi, con il concorso che sarà bandito il primo dicembre, altre 130 mila persone, dando un’opportunità anche agli abilitati in II fascia d’istituto.

Che tradotto vuol dire stabilità, mutuo, garanzie previdenziali per 160 mila persone che avranno un impiego nella Pubblica Amministrazione, firmando un contratto con lo Stato per fare il mestiere che hanno sempre sognato. E se le assunzioni sono su tutto il territorio nazionale non è per un capriccio di Renzi, del Ministro Giannini o del Sottosegretario Faraone. Al Sud ci sono troppi docenti e meno alunni (e continuano a diminuire) mentre al Nord mancano i docenti e gli alunni aumentano. Cosa avremmo dovuto fare? Spostare gli alunni e le loro famiglie dal Nord al Sud? Moltissimi dei docenti delle Gae, che ora strillano, avrebbero aspettato decenni per entrare di ruolo nella loro provincia o forse non sarebbero entrati mai.

Siamo consapevoli del fatto che, per chi ha avuto un incarico di supplenza per anni nel paese dove abita, possa essere difficile allontanarsi dalla famiglia. Non è semplice fare i bagagli e spostarsi altrove, magari a 45 anni, lasciando i figli a casa. Proprio per questo non abbiamo smesso di lavorare durante tutta l’estate per trovare soluzioni tecniche che evitassero il più possibile i trasferimenti. Abbiamo mandato una circolare che anticipa l’assegnazione delle supplenze al prossimo 8 settembre. In questo modo ogni scuola avrà gli insegnanti di cui ha bisogno già da inizio anno, a differenza del passato.

E in più, se a te docente viene assegnata una supplenza a Palermo, anche se ricevi un’assunzione per Milano, per il prossimo anno scolastico potrai rimanere dove hai ottenuto la supplenza. Nella stessa direzione va la decisione di salvaguardare le preferenze degli insegnanti durante la fase C. E la legge 107/2015 – “La Buona Scuola” – prevede per il prossimo anno una mobilità straordinaria che consentirà a tanti che sono fuori dalla propria regione di rientrare, anche a coloro che hanno accettato da anni di lavorare lontano pur di avere un posto a tempo indeterminato. E stiamo dicendo cose che sono già note alla maggior parte degli italiani: decine di migliaia di docenti negli anni passati hanno chiesto di essere inseriti nelle graduatorie delle regioni del Nord Italia per poter lavorare da subito ed entrare in ruolo prima.

La mobilità all’interno di uno Stato non è un’angheria perpetrata da un governo malvagio (che assume però 160 mila precari). Molti insegnanti questa cosa la sanno bene e per questo una stragrande maggioranza ha deciso di accettare l’assunzione con dedizione e impegno. Molti di questi sono felici di sapere che possono dire addio a un precariato che poteva durare chissà quanto ancora. Altri si sono accorti troppo tardi della straordinaria offerta messa in campo, tanto è vero che sono centinaia i messaggi che stiamo ricevendo di docenti “pentiti” che chiedono la riapertura dei termini di presentazione delle domande di assunzione.

Con una disoccupazione giovanile al 44,2% vogliamo ancora gridare contro chi cerca di fare ripartire il paese investendo, garantendo posti di lavoro a tempo indeterminato nello Stato, offrendo stabilità economica e professionale (oltre che continuità e qualità della didattica)? Se volete farlo, fatelo pure. Ma andiamolo a raccontare a quei 3 ragazzi su 4 del Sud con la valigia in mano – li chiamano expats, hanno un nome che li identifica per quanto è grande il fenomeno – pronti a lasciare casa in silenzio. Facendo un salto nel buio.

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