Democrazia diretta, un alibi della non politica

Brexit
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
01-07-2014 Strasburgo (Francia)
Politica
Beppe Grillo e Nigel Farage incontrano i deputati del gruppo Efdd
Nella foto Nigel Farage, Beppe Grillo

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
01-07-2014 Strasbourg (France)
Beppe Grillo and Nigel Farage meet the deputies of the group Efdd
In the photo Nigel Farage, Beppe Grillo

Di fronte a una scelta complessa non si può rispondere con un sì o con un no

“Il popolo, ha deciso il popolo, ora anche da noi”. Il referendum che ha portato la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea, avrà fra i tanti effetti anche questo. La guerra alle élite, alla burocrazia di Bruxelles, alle politiche impaurite e paralizzate dalla crisi, lascia una prateria alle scorciatoie politiche.
In Italia sono già partiti gli strali leghisti contro la matrigna Europa e uno Stato sottomesso, per emulare conservatori e populisti britannici, anche se da noi la Costituzione vieta un referendum su questi temi. Senza andare a cercare la ratio che ha portato i nostri costituenti a escludere dalle materie referendarie i trattati internazionali​, l’esempio della Brexit ci mostra i forti limiti di uno strumento di questo tipo: se può essere positivo chiamare il popolo a decidere è altrettanto sbagliato obbligarlo a una scelta secca, o di qua o di là.
Governare secondo lo schema della democrazia rappresentativa, significa invece trovare altre soluzioni, cercare il bene comune (non di una parte), e prendersi la responsabilità di amministrare il consenso che si è ricevuto. Il referendum (o prendere le decisioni attraverso il blog come qualcuno vorrebbe fare in Italia) significa rinunciare a tutto questo, per ragionare secondo un mondo bianco o nero, che entra in aperto conflitto con la complessità di un mondo globalizzato.
Ciò che è accaduto ieri in Gran Bretagna dimostra proprio questa deriva della politica.
Cameron, non riuscendo a governare il consenso ricevuto (anzi, promettendo anticipatamente il referendum per ottenere voti) ha buttato in pasto alla pancia dei cittadini britannici un quesito tanto impossibile quanto sbagliato.
Come si può chiedere di stare dentro o fuori, come può anche un elettore informato mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro di una scelta così complessa che comporta effetti a catena (politici, economici, sociali) impossibili da prevedere, e fare una sintesi? Qualsiasi scelta faccia sarà sbagliata e mostra in modo inequivocabile il limite dello strumento referendario sulle grandi complessità della globalizzazione.
Se poi si mette nel conto che gli effetti di tale scelta non coinvolgono solo chi viene chiamato al voto, è evidente che la democrazia del sì o del no porta a una semplificazione impossibile da gestire. Utile solo a chi vuole governare con la propaganda e impostare la sua azione politica con l’alibi della vicinanza al sentire della gente.

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