Del Grande e l’ipocrisia dell’Europa

Turchia
Del Grande

Perchè Gabriele Del Grande è stato fermato? Abbiamo parecchi elementi per individuare delle ragioni specifiche

Non conosciamo le ragioni per le quali Gabriele Del Grande è stato fermato dalla polizia turca e non ne siamo particolarmente sorpresi. Le carceri di Recep Tayyip Erdogan sono piene di persone colpevoli solo di aver manifestato il loro pensiero. Tra loro ci sono anche duecento giornalisti che hanno osato fare il loro mestiere. Inoltre sappiamo che la Turchia non è uno Stato democratico. E tutto questo ci pare una spiegazione sufficiente. Tuttavia, nel caso di Gabriele Del Grande, abbiamo parecchi elementi per individuare delle ragioni specifiche.

Questi elementi oggettivi possiamo facilmente ricavarli incrociando la sua storia professionale con la storia recente delle politiche europee sull’immigrazione. È un’operazione semplicissima, ed è curioso che questo aspetto sia fino a ora rimasto sullo sfondo benché ogni singolo indizio sia pubblico. Come tutti ben ricordiamo, nel 2015 esplose la cosiddetta “rotta balcanica”. Accadde che il grosso del flusso migratorio verso l’Europa per la prima volta non si concentrò sul Mediterraneo ma sulle vie terrestri. La novità suscitò enorme preoccupazione. Il Mediterraneo era comunque un argine. Da una ventina d’anni ingoiava nei suoi abissi un numero rilevante di quanti tentavano di attraversarlo.

I trafficanti non forniscono le liste dei passeggeri, ma si è stimato che per ogni 100 arrivi i morti siano stati tra il 2 e il 5 per cento, a seconda degli anni. In tutto circa 30mila. Alla fine di una trattativa avviata in quel 2015, nel marzo del 2016 l’Unione Europea raggiunse un accordo con la Turchia alla quale fu affidato, in cambio di una cifra enorme (tre miliardi di euro, più altri tre miliardi entro la fine del 2018) il compito di chiudere la rotta balcanica. Compito che la Turchia ha svolto e sta svolgendo con impegno.

Evitando all’opinione pubblica europea il fastidio di dover vedere i cadaveri. E ai governi di sopportare ondate emotive incontrollabili come quella che nel settembre del 2015 seguì la pubblicazione delle foto del cadavere del piccolo Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum. I cadaveri è opportuno nasconderli. Fanno orrore e, soprattutto, fanno pensare. Dopo tutti i grandi naufragi, quelli che non è stato possibile occultare perché sono avvenuti davanti a testimoni, l’opinione pubblica è rimasta fortemente turbata. E ha cominciato a interrogarsi sull’effettività dei sacri principi dell’Unione come spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia. Non è un dubbio recente.

Ha cominciato a insinuarsi da più di un decennio a causa del lavoro svolto con pochissimi mezzi ed enorme fatica da qualche organizzazione internazionale e addirittura da singoli individui. Tra questi ultimi si è distinto, fin dal 2006, un ragazzo italiano che all’epoca aveva 24 anni: Gabriele Del Grande. Nel 2006 Gabriele aprì un blog e lo chiamò “Fortress europe”, Fortezza Europa. Cominciò a selezionare le notizie relative alle morti di migranti lungo le frontiere marine e terrestri dell’Unione. Partì dal 1988, lavorando sugli arretrati, ed è andato avanti giorno dopo giorno. In fondo non ha fatto altro che una serie infinita di addizioni.

Un’idea semplice. Che, però, nessuno aveva avuto prima di lui. “Fortress Europ e” così è diventata delle fonti principali di tutte le ricerche finalizzate a quantificare la strage. Nel contestare l’accordo tra la Ue e la Turchia, le organizzazioni umanitarie hanno sostenuto che esso avrebbe determinato una serie di reiterate violazioni dei diritti umani. E di morti. Con una differenza fondamentale rispetto alle morti nel Mediterraneo: che sarebbero state molto meno visibili. O del tutto invisibili. L’accordo con la Turchia, da questo punto di vista, può essere considerato il passaggio dell’occulta – mento dei cadaveri dalla fase artigianale a quella industriale.

Dimostrarlo – e in definitiva mostrare le nuove vittime all’opinione pubblica europea – è un’operazione quasi eversiva. Tra l’altro ci sono in ballo sei miliardi di euro. Naturalmente non sappiamo se ci siano considerazioni di questo genere alla base dell’arresto di Gabriele Del Grande. Parliamo di un regime dittatoriale, impegnato in una feroce opera di repressione del dissenso.

Gabriele potrebbe essere stato fermato perché si vuole frugare nella sua agenda, individuare i suoi contatti, e allungare la lista delle persone da portare in carcere. Non sappiamo cosa frulli nella testa di Erdogan e dei suoi sgherri. Sappiamo però, benissimo, tutto il resto. Quello che abbiamo appena detto a proposito del lavoro svolto da Gabriele e dell’ipo – crisia dell’Europa. E siamo perciò autorizzati ad affermare che se l’Unione Europea – non l’Italia: Unione Europea – non agirà per la sua liberazione e non subordinerà a essa la sopravvivenza dell’accordo con la Turchia, avrà confessato che i peggiori sospetti sulla vera natura di quell’accordo sono fondati.

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