De Magistris vuol schierare un’intera città nella sua crociata

Referendum
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, presiede il consiglio della Citta Metropolitana a margine del quale è intervenuto criticamente sulla scelta del premier Matteo Renzi che ha nominato Salvatore Nastasi commissario per la bonifica dell'ex area Italsider a Bagnoli. "Ci troviamo di fronte - ha detto - a un abuso di potere del presidente del Consiglio". Napoli, 24 settembre 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Il sindaco di Napoli si inventa una concentrazione di poteri nelle mani del premier

Qualcuno si sarà domandato che ne è dei “pinocchi del no”. Se non ci sentiamo da qualche settimana, le ragioni sono due: la prima è che l’autore di questa rubrichetta è pancia a terra in campagna permanente per il “sì”, e si ritrova un po’ a corto di tempi; la seconda è che la fantasia dei pinocchi si va progressivamente esaurendo.

Un po’ perché alcune critiche mostrano la corda tanto son lontane dalla realtà, un po’ perché ormai è difficile inventarsi altre ragioni per dire no. Oddio: qualche trovata nuova la si scopre sempre. Per esempio in un dibattito l’altra sera a Scarperia un signore lamentava che grazie alle competenze attribuitegli dalla riforma in materia europea, il nuovo Senato sarebbe diventato il cavallo di troia delle multinazionali in Italia. Questa ancora non l’avevo sentita.

Ho provato a spiegare che se abbiamo una speranza di mettere in riga le multinazionali è proprio grazie all’Unione europea (vedi ipermulta ad Apple testé inflitta dalla Commissione: poi vedremo come va a finire)… Ma non c’è stato verso di convincerlo, perché ha subito tirato fuori l’ultimo nemico, il TTIP, che con la riforma non c’entra nulla e che, poveretto, non se la passa per niente bene.

Torniamo allo spinocchiamento standard. Un gran pinocchio, e con notevole sfoggio di acredine, è Massimo Villone che un giorno sì e l’altro pure commenta le vicende della legge elettorale e della riforma costituzionale sul “Manifesto”. Per stile e linguaggio è un caso limite: la riforma è per lui la sentina di tutti i mali (cancella il diritto di voto degli elettori, frantuma il processo legislativo, mette nelle mani del governo l’agenda parlamentare, inganna sulla partecipazione, ripristina il centralismo statalista, 15 settembre). In più, denuncia la scelta “dolosa” di una riforma elettorale che riguarda la sola Camera scontando il futuro carattere non più direttamente elettivo del Senato.

Il pinocchiamento sta qui perché gli atti parlamentari mostrano chi fu e perché a chiedere lo stralcio, dal progetto iniziale che includeva anche il Senato, di questa parte: per togliere al presidente del consiglio ogni tentazione di elezioni anticipate e garantire un sicuro proseguimento della legislatura, in attesa della riforma. Da qui anche l’ulteriore polizza assicurativa introdotta nella legge Italicum della sua applicazione solo a partire dal 1 luglio 2016.

Ma il premio al Pinocchio più Pinocchio di tutti, lo diamo al sindaco di Napoli Luigi de Magistris per la sua illuminante intervista a “Repubblica” del 19 settembre. Vi si ritrova tutto l’armamentario del “no” spinto stile “Fatto quotidiano”, senza reali agganci col testo della riforma: la riforma va verso una struttura oligarchica, va a favore della concentrazione del potere nelle mani del premier, un disegno voluto da un premier e da una maggioranza che non hanno legittimazione popolare, fatta da un Parlamento eletto con una legge dichiarata illegittima dalla Corte, “puzza un po’ di forzatura istituzionale”, “come è stato per Berlusconi, non si intravede nessuna iniziativa parlamentare e governativa forte verso l’attuazione della Costituzione”.

Peccato che, allora, oligarchie sarebbero più o meno tutte le altre democrazie parlamentari bicamerali a seconda camera non direttamente eletta; i poteri del presidente del consiglio (che tale resta e non diventa premier: e infatti alcuni se ne lamentano) non cambiano; i governi da noi sono appunto non direttamente elettivi (e tali resterebbero); la Corte stessa ha scritto a chiare lettere che il Parlamento è pienamente legittimato a fare quel che deve e può; di forzature istituzionali neanche l’ombra col pieno rispetto dell’art. 138 della Costituzione e dei regolamenti parlamentari: mentre quanto all’attuazione della Costituzione, il governo e la maggioranza han fatto più di qualsiasi altro governo recente (basti pensare alle unioni civili, alla legge sul dopo di noi, alla stessa flexicurity).

Criticato l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia (dettosi lontano dal fronte del no con parole equilibratissime), de Magistris annuncia “non solo io, ma tutta la mia giunta e la maggioranza siamo mobilitati sul fronte del no”. Chissà felici i cittadini napoletani.

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