Dall’Expo un’eredità permanente

Expo2015
Anche oggi grande affluenza a Expo Milano 2015, nella foto la folla in coda ai tornelli, Milano, 21 agosto 2015. ANSA/DANIELE MASCOLO

L’Esposizione Universale di Milano 2015, pensata attorno al tema di “Nutrire il Pianeta”, è stata straordinariamente tempestiva nel cogliere le sfide di coloro che si battono per il diritto al cibo

Expo Milano 2015 ha scelto come sua proposta tematica Nutrire il Pianeta: Energia per la vita. Un tale obiettivo ha creato un’atmosfera del tutto diversa dalle Expo precedenti. Soprattutto perché questa ambizione ha messo da parte ogni interesse commerciale globale per promuovere invece il diritto all’accesso ad un cibo adeguato e nutriente per tutti. Noi tutti dobbiamo comprendere che il diritto al cibo non rappresenta soltanto una responsabilità morale e sociale per la comunità internazionale, ma è anche diventato un diritto esigibile dopo l’approvazione, nel 1976, del Patto sui diritti economici,sociali e culturali che è stato ora ratificato come trattato da più di 150 Stati .

Da alcuni decenni, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, il diritto ad un cibo adeguato e nutriente è ampiamente riconosciuto e inserito nella legislazione nazionale sotto forma di legge costituzionale, legge quadro o legislazione di settore. Mentre nei Paesi ricchi così come accaduto per molti diritti economici,sociali e culturali, all’accettazione formale (de jure) del diritto al cibo non hanno fatto seguito meccanismi all’interno dell’ordinamento capaci di conferirgli esecutività. Purtroppo il diritto al cibo è stato trattato come una norma discrezionale o perfino una richiesta di beneficenza quasi che fosse una forma di assistenza economica offerta dai Paesi più ricchi a quelli in via di sviluppo. Un’attitudine che ora sta cambiando, in parte perché viviamo ormai in un mondo globale sempre più interconnesso. Né ha più molto senso inseguire quel vecchio adagio secondo cui l’approccio al cibo ed alla politica agricola sarebbe solo affare di ogni singolo Paese. Siamo ormai consapevoli del fatto che ciò che un Paese fa in materia di politica del cibo può determinare un impatto sul benessere di persone che abitano assai lontano, in villaggi remoti e distante del mondo. Allo stesso modo fame e malnutrizione in quei villaggi dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente possono causare un serio impatto, in termini di sicurezza alimentare, anche in località che pure non avrebbero, nell’immediato, problemi di cibo perché determinano la migrazione di gente disperata.

E sta quindi diventando dolorosamente ovvio che l’importante, per la comunià internazionale, è la capacità di aggredire le radici profonde della fame e dell’insicurezza alimentare intese come un impegno urgente dettato da un interesse globale comune, reso più forte dagli impegni a sostenere e rispettare gli obblighi che ci derivano dai diritti umani. Così come, oggi , 795 milioni di persone soffrono cronicamente la fame, circa 2 miliardi di persone sono colpite dagli effetti di una seria carenza nutrizionale. Sono cifre che ci spaventano considerando che il mondo già produce, in realtà, cibo più che sufficiente per nutrire ciascuno di noi e lo fa nel pieno rispetto degli standard nutritivi. Ed è questa forbice tra capacità di produrre ed insicurezza alimentare che ci porta a credere che rinforzando il potere d’acquisto delle persone povere e ponendo un più forte accento regolatorio nel definire le linee guida della nutrizione otterremo di più – in termini di riduzione dell’umana sofferenza – di quanto non possa fare la sola crescita quantitativa della produzione agricola. Expo Milano 2015, pensata attorno al tema di nutrire il Pianeta, è stata straordinariamente tempestiva nel cogliere le sfide di coloro che si battono per il diritto al cibo. Situata in Italia questa Expo ha disegnato il profilo del diritto al cibo in un’Europa che già ne ha fatto, in questo 2015, un tema sensibile dell’agenda dell’Anno Europeo dello Sviluppo. Di più, Expo Milano 2015 ha offerto rilevanti contributi a due importantissimi e prossimi appuntamenti globali. Gli obiettivi sostenibili dell’ONU, prossimi all’annuncio in autunno e la 21 Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, in calendario a dicembre. Dalla Conferenza di Parigi, in particolare, ci si attende che eserciti un’influenza decisiva sul futuro della diplomazia del cambiamento climatico, dal momento che sempre più diffusa è la consapevolezza che il cambiamento risulta essere e sarà uno dei principali ostacoli alla produzione e distribuzione di cibo nel mondo.

Expo Milano 2015 ha fatto dunque del suo meglio per aprire la strada ad importanti e positivi sviluppi di portata globale per questo nostro prossimo futuro. Il Milan Center for Food Law and Policy è nato come un think thank  accademico e politico nell’immediato periodo che ha preparato Expo Milano, ponendosi come punto di riferimento per far crescere consapevolezza attorno all’idea di diritto al cibo. É diventato parte importante di Expo e oltre, grazie alla collaborazione con un ampio numero di istituzioni governative e accademiche, rappresentanti di NGO e del mondo delle imprese. L’attività del Milan Center ha ora l’opportunità di trasformare la breve stagione di una esposizione internazionale in una eredità, una legacy di lungo periodo. Un beneficio importante per la città di Milano, per la stessa regione, per l’Italia e l’Europa, e in prospettiva per il mondo intero. Il Milan Center si occupa di promuovere questi obiettivi ed il diritto al cibo organizzando una serie di incontri internazionali. La sua prospettiva è di aiutare a rendere il diritto al cibo un diritto umano fondamentale e a far sì che la legacy di Expo Milano 2015 realizzi queste grandi speranze e aspettative. La Carta di Milano è un ispirato documento di lavoro preparato congiuntamente da diverse istituzioni. Raccoglie la più importante letteratura in materia di diritto al cibo e mostra di saper cogliere con sensibilità i principali temi globali che impattano sul diritto al cibo, inclusi i cambiamenti climatici, la globalizzazione dell’economia, e l’influenza delle grandi imprese multinazionali nel governo mondiale del cibo. Il testo della Carta rappresenta il primo passo di un progetto più ambizioso che mira a raccogliere consenso per poter così scrivere un codice di condotta indirizzato ai principali stakeholders di una politica globale del cibo; tra questi la società civile, il settore dell’economia privata, le istituzioni finanziarie, i governi locali, regionali e nazionali; i piccoli contadini, gli agricoltori, le comunità locali; le cooperative alimentari, le donne ed i giovani. É passato abbastanza tempo ormai da quegli anni ‘70 in cui si tentò di arrivare ad un accordo globale per cui il diritto al cibo fosse accettato da tutte le nazioni, non come un’ispirazione ma piuttosto come una obbligazione. Di un tale accordo c’è bisogno ora per poter porre in essere meccanismi di responsabilità, eliminare azioni discriminatorie e proteggere le comunità e le popolazioni più indifese della nostra famiglia globale. Come Papa Francesco ci ha detto nella sua Enciclica Laudato sì : “ Ciascuno di noi può collaborare come strumento di Dio per la cura del creato, ciascuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità”. Il Milan Center for Food Law and Policy in questo piccolo libro offre a tutti noi una risposta, nello spirito del messaggio del Papa.

 

*L’autore è Special Rapporteur dell’Onu per il diritto all’alimentazione

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