Dall’alluvione al terremoto. I ricordi di ieri e le pene di oggi

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Ieri e oggi. E domani? In un secolo l’Italia ha pianto 170mila morti per i disastri provocati dai terremoti e altri 5800 per le piene dei fiumi e le alluvioni solo negli ultimi 40 anni.

Il ricordo di ieri si confonde con lo stato d’animo di oggi: le ferite già risanate ci fanno gioire mentre quelle che ancora stanno lacerando il corpo del paese ci rattristano. Che strane sensazioni provocano i tanti appuntamenti che Firenze ha messo in campo. Tanta è la preoccupazione e la paura – anche mentre celebriamo un passato da celebrare – per il destino di quella parte dell’Appennino che continua ad alzarsi e abbassarsi, in preda ad un turbinio di scosse. I ricordi di quella terribile notte in cui l’Arno offese mortalmente la città di Dante si mescolano alle pene di queste ore.

Ieri la tragedia che si trasforma in una formidabile leva di partecipazione e diventa una presa di coscienza sulla fragilità del nostro immenso patrimonio e dell’urgenza della sua tutela. Fu naturale ritrovarsi: soldati di leva, giovani capelloni, studenti, amanti dell’arte si dettero appuntamento nella città ferita e lì trovarono preti e comunisti che, come nei libri di Guareschi, dismisero le tonache e depositarono le bandiere rosse, mescolandosi in un’operosità che salvò il salvabile e indicò una via. Oggi occorrerebbe un eguale scatto del nostro orgoglio nazionale, la forza di accantonare divisioni politiche, dando senso profondo alla svolta di cui il paese ha bisogno. Gli eredi degli angeli del fango sono, in questi mesi, le migliaia di volontari della Protezione civile che salvano vite, i vigili del fuoco che puntellano i borghi cadenti e tutti quelli che stanno accanto ai terremotati. Il terremoto ci ha scosso tutti.

Credevamo di esser divenuti insensibili alle sequenze di violenza e di guerra, alle immagini di distruzioni, di essere diventati ormai spettatori insensibili di fronte allo “spettacolo del dolore”. Non è così. Sarà la vicinanza, sarà la comunanza degli stili di vita, sarà la nostra stessa lunga storia nazionale a farci sentire partecipi nel tentativo di uscire dalla notte della paura.

Ieri e oggi. E domani? In un secolo l’Italia ha pianto 170mila morti per i disastri provocati dai terremoti e altri 5800 per le piene dei fiumi e le alluvioni solo negli ultimi 40 anni. Forse è bene pensare a un domani in cui tutto ciò sia solo un ricordo. Come se fosse avvenuto in un altro mondo. E se ce la faremo, quella sarà la grande data da fe steg giare.

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