Dalla Bossi-Fini a Dublino 2. Tutte le “dimenticanze” della Lega

Immigrazione
Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini (S) con il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e Umberto Bossi alla festa per il trentesimo anniversario della Lega Nord di Bergamo presso la Fiera di Bergamo, 28 marzo 2015.
ANSA/PAOLO MAGNI

Salvini e il tentativo di distrarre tutti dalle responsabilità politiche della Lega

Leggere le dichiarazioni di Salvini e di altri esponenti della destra italiani di questi ultime settimane sul tema immigrazione è “sorprendente” e per molti  aspetti sconcertante .

Ogni giorno ripetono alla noia  slogan  e ricette populiste, con l’inevitabile corollario di toni sempre più esasperati e marcatamente xenofobi e razzisti. Quello che sorprende di più  invece è  la strisciante e  sistematica operazione di rimozione delle proprie responsabilità politiche.  Le due cose vengono portate avanti insieme non casualmente, sono parti integranti di una strategia del consenso studiata e portata avanti con cinismo .

Lo scopo  evidente è quello di affermare la primazia elettorale della Lega a destra e lo strumento usato è alimentare la paura e la diffidenza verso i migranti. Per fare questo Salvini ha velocemente liquidato Bossi e l’armamentario secessionista  con un  restyling che ha portato Lega ad abbracciare idealmente in Europa  le peggiori forze euroscettiche, nazionaliste e xenofobe come lo UKIP inglese,  il FN  francese o  le ungheresi  Fidesz e Jobbik . Una conversione tanto rapida quanto spregiudicata al nazionalismo xenofobo è una condizione  utile ma non sufficiente  a sfondare in tutta  Italia. Per riuscire a vincere  la partita contro Berlusconi per la leadership a destra  occorre di più,  ovvero presentarsi come intonsi dall’operato dei  governi precedenti e dai loro fallimenti.  Quale credibilità  avrebbe altrimenti ? Poca o nessuna agli occhi degli elettori  impauriti dalle loro attuali bugie e mistificazioni su inesistenti  invasioni.  Questa la ragione di fondo della gigantesca operazione di rimozione in corso.

Per queste ragioni  è  necessario riaffermare la verità  e ricordare bene i fatti,   inchiodando Salvini ai propri fallimenti politici. Non per entrare nel gioco dello scaricabarile,  ma perché il tema immigrazione, in particolare sul fronte profughi, è complesso e ha spesso risvolti drammatici che andrebbero affrontati senza furbizie e ideologie.  Evitando di alimentare psicosi e divisioni continuando a parlare di milioni di persone a fronte di poche decina di migliaia che invece rimangono in realtà. Così come sarebbe corretto smettere di parlare di immigrazione come di una cosa indistinta e come fonte di problemi.  La realtà è ben differente e da anni ormai ci viene descritta dai rapporti di Censis, l’Istat e l’inps che ci spiegano come l’Italia abbia bisogno di questi nostri nuovi cittadini e di quanto il loro contributo demografico, culturale ed economico sia strutturale e indispensabile alla tenuta del sistema.

Ricordiamo quindi alcune delle cose che vengono selettivamente dimenticate. In primis credo sia giusto rammentare qui il totale fallimento della  Bossi-Fini del 2002, ancora vigente.  Una legge vessatoria e inefficace che spesso è volutamente omessa nel dibattito pubblico da quelle stesse forze politiche che ne furono artefici e che ancora oggi produce “irregolarità” per decine di migliaia di cittadini stranieri, molti dei quali da anni vivono regolarmente in Italia. Norme che rendono impossibile de facto l’ingresso regolare a molti lavoratori straniere pur necessari al nostro sistema. Per quanto riguarda invece il tema profughi c’è da chiedersi – retoricamente­ – chi firmò il regolamento di Dublino 2 nel 2003 ,  senza aver avuto poi la forza di ridiscuterlo. Una inerzia colpevole poiché  era evidente quanto esso rappresentasse il trionfo degli egoismi nazionali su una idea di Europa solidale a tutto discapito dell’Italia e degli altri paesi UE del Mediterraneo. Una forma di amnesia che arriva fino al 2011  con  Maroni ministro degli Interni , il quale scelse l’emergenza per affrontare l’arrivo di circa 60 mila persone sbarcate a seguito dei sommovimenti della  “primavera araba”. Uno stato di emergenza che comportò meno controlli sulla gestione dei soldi e la qualità di servizi. Costi elevati senza che si intervenisse invece a rafforzare la rete ordinaria di accoglienza come invece questo si  sta facendo a fronte di arrivi quasi quadruplicati rispetto ad allora.  Un sistema di accoglienza voluto da questo governo in accordo con le Regioni e gli enti locali senza ricorrere allo stato di emergenza . Una  differenza sostanziale che ha permesso di gestire meglio e con maggiore efficienza la situazione, riuscendo a ridurre le spese procapite per l’accoglienza dei richiedenti asilo e di aumentare l’offerta di posti disponibili.  Molto si può ancora fare per rafforzare e migliorare questa rete, ma sicuramente la via intrapresa è corretta  e radicalmente diversa dal recente passato. Quella di allora invece fu una scelta miope che portò anche a gestioni poco oculate degli ingenti  fondi europei erogati e che indirettamente permise il verificarsi di episodi di malaffare gravissimi  come l’inchiesta Mafia Capitale dimostra.

Una lunga fase politica nella quale Salvini era membro autorevole di un partito che occupava postazioni strategiche di governo e che compì scelte fallimentari.  Ad ascoltarlo oggi invece sembra che lui  fosse altrove ad occuparsi di chissà cosa.  Ricordare queste cose è doveroso e necessario. Sono sempre più convinto infatti che in Italia si debba  contrastare con nettezza la deriva populista e razzista montante attraverso una grande mobilitazione culturale e politica ,  da portare avanti con  le armi del buon governo e della verità. Quella verità che la Lega ha rimosso e che invece indurrebbe tutte le parti ad affrontare questa sfida rappresentata dall’emigrazione forzate con realismo e toni adeguati in un quadro europeo, quello sicuramente più adeguato per dare risposte efficaci e solidali.

 

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