D’Alema ai fornelli, per non rimpiangere la rivoluzione

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Massimo D'Alema alla degustazione organizzata dal Comitato Scientifico del Padiglione del Vino che ha riunito a Palazzo Italia a Expo 2015. Milano, 26 settembre 2015.  ANSA/ DANIELE MASCOLO

Stasera Massimo D’Alema chiude a Roma la “Festa di settembre”, la kermesse “all’insegna di incontri indirizzati ai gourmet capitolini”

Dopo aver chiuso innumerevoli feste dell’Unità – da quelle pisane, quand’era il giovane e promettente capogruppo del Pci in Consiglio comunale, a quelle nazionali, da segretario del Pds e poi dei Ds – stasera Massimo D’Alema chiude a Roma la “Festa di settembre”, la kermesse “all’insegna di incontri indirizzati ai gourmet capitolini” organizzata “per presentare la nuova veste del locale polivalente e dinamico”.

Il locale è Settembrini, nell’omonima via a due passi da piazza Mazzini, affollato ogni giorno e soprattutto ogni sera da vip e aspiranti vip e punto di riferimento indiscusso della sinistra che piace alla gente che piace. D’Alema sarà ai fornelli, coadiuvato da Luigi Nastri, lo storico chef del bistrò-ristorante che tre anni fa si è trasferito a Parigi, e che i rumours vogliono sulla strada del ritorno. Con loro anche Oscar Farinetti, che di Settembrini è socio al 30% e ne guida ora il rilancio.

Per D’Alema, che abita proprio lì vicino, cucinare è una passione antica e la spesa al mercato di via Tito Speri – una gioielleria a cielo aperto piena di meraviglie – è un’abitudine consolidata. Così come è abituale la sua frequentazione di Cacio e pepe, la trattoria ruspante sotto casa specializzata nell’eponimo capolavoro della cucina romanesca, e del più raffinato e mediatico Settembrini, che stasera lo vedrà protagonista. Non sappiamo che cosa cucinerà, ma sarebbe divertente saperlo ancora alle prese con un risotto.

Il 13 ottobre 1997 andò in onda, in una puntata di Porta a porta che lo vedeva ospite, un filmato amatoriale nato per caso – l’idea, nella preistoria della politica-spettacolo, era quella di attutire gli spigoli del leader e mostrarne l’aspetto familiare – e destinato nel tempo a infinite citazioni, ironie, analisi seriose e disincantati sberleffi. Quella sera, a casa di Nicola Latorre, proprio dove avvenne l’incontro segreto con Di Pietro che portò alla sua candidatura nelle liste dell’Ulivo, e nello stesso palazzo dove viveva anche Giuliano Ferrara, che sfiderà Di Pietro al Mugello, l’allora segretario del Pds cucinò un risotto per gli amici: era il Carnaroli Acquerello, un’eccellenza destinata ad essere offerta anche alla cena di fundraising organizzata a Milano per Matteo Renzi, l’anno scorso.

Dietro la telecamera – una HandyCam che allora pareva una meraviglia, e che oggi è battuta in qualità dell’immagine dal più povero dei telefonini – c’era Simona Ercolani, l’ideatrice di Sfide – e “Sfide” è oggi uno dei vini prodotti da D’Alema nella sua Madeleine, in Umbria, con un buon successo di critica e di pubblico. Il girotondo delle affinità e delle divergenze non si ferma mai. Anche con Farinetti divergenze e affinità non mancano. Il patron di Eataly è orgogliosamente renziano, e proprio con D’Alema ebbe un battibecco mediatico: a settembre dell’anno scorso Repubblica riportò una frase di D’Alema (“E’ venuto a trovarmi Farinetti.

Anche lui è molto deluso da Renzi perché promette molto più di quello che fa”) che l’interessato, rispondendo l’indomani sulla Stampa, negò di aver mai pronuncianto: “Non vedo D’Alema da almeno sei mesi. Matteo resta l’unico politico con le palle in circolazione, l’unico che può fare un cambiamento e ha il coraggio di tentarlo.” Piccoli equivoci senza importanza: quest’anno, sempre a settembre, D’Alema e Farinetti (con Gianna Nannini, Al Bano, Gian Marco Moratti e Bruno Vespa) erano insieme all’Expo, nel mitico ristorante all’ultimo piano di Palazzo Italia gestito dal divino Peck, per presentare e degustare i loro vini – Farinetti, per chi non lo sapesse, ha rilevato nel 2008 le cantine Borgogno, fondate in Langa nel 1761 e tuttora al vertice nella produzione di barolo. La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma andare a pranzo aiuta a non rimpiangere la rivoluzione.

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