Dal pianoforte alla start up. Le tante vite di Vincenzo

Tipi tosti
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Vincenzo Telesca è un tipo tosto perché, con grande senso della realtà, è riuscito a mettere da parte il sogno della sua vita, la musica, e a partire da zero più di una volta

Aveva impostato la sua vita sulla musica. Pianista, malato di jazz, per otto anni si è guadagnato da vivere suonando per amici e parenti. E’ arrivato a trascorrere dodici ore al giorno sulle tastiere. Poi una tendinite alle braccia e la decisione di lasciare gli spartiti e i suoi idoli: Bill Evans, Herbie Hancock e Chick Corea. Non per sempre.

“Se sono riuscito a dare con coraggio una sterzata alla mia vita – dice Vincenzo Telesca, nato a Potenza, ventisette anni fa – e se continuo ad amare le sfide, devo ringraziare mia moglie e il jazz, che mi ha insegnato ad improvvisare. Sono loro che hanno sempre guidato i grandi capovolgimenti della mia esistenza e a stimolare la mia creatività, soprattutto nei momenti più tosti. Oggi sul mio comodino ho libri di medicina, ma anche la biografia di Miles Davis che, di sicuro, continua ad ispirarmi”.

Figlio di un operaio e una casalinga lucani, è un tipo tosto perché, con grande senso della realtà, è riuscito a mettere da parte il sogno della sua vita, la musica, e a partire da zero più di una volta.

“Nel 2009 – spiega – i primi problemi di salute. A luglio di quell’anno, con grande sofferenza, decido di abbandonare il pianoforte”. Ad agosto Vincenzo inizia a studiare per frequentare l’Università di Pavia. “A casa, però, mi faccio portare – confessa, sorridendo – un pianoforte digitale per vincere gli effetti dell’astinenza”.

Consegue una laurea e diventa un tecnico di perfusione cardiovascolare. Si specializza a Padova, dove segue un Master in Ecocardiografia di base ed avanzata. Dopo alcuni colloqui riesce a trovare lavoro nel Regno Unito. Parte senza conoscere una parola d’inglese – lingua che imparerà in tre mesi – e rimane per un anno. Prima lavora al Royal Victoria Hospital di Belfast, poi al Frimley Park Hospital di Londra.

“Lì – racconta – eseguivo esami ecocardiografici con le tecniche di ultima generazione. Studiavo, per esempio, i danni sul cuore dei farmaci usati per la chemioterapia attraverso l’uso della Speckle Tracking Echocardiography, una tecnica innovativa. Avevo uno stipendio molto alto”.

A metà dicembre dell’anno successivo il Manager del Dipartimento di diagnostica cardiovascolare gli propone di sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato che prevedeva la possibilità di fare carriera.

“Ero combattuto – afferma – Mia moglie viveva in Italia, ma non mi ha mai ostacolato. Ha sempre voluto che mi sentissi gratificato. Ma pensavo anche alla mia terra, la Basilicata, dove ho tanti amici in gamba, laureati, ma senza una occupazione, che vanno via. A quel punto ho deciso di tornare, anche se in tanti, conoscendo le condizioni del mio lavoro a Londra, mi hanno preso per pazzo. Lasciare la capitale è stata dura perché l’Inghilterra è un terreno fertile dal punto di vista professionale, ti permette di crescere e valorizzare le tue competenze, ti spinge a dare il massimo, entrando in un circolo virtuoso. Noi giovani siamo affamati di successo e Londra riesce a nutrire questa fame. Qui, a Potenza, sono partito da zero e con una laurea che non viene valorizzata per niente. Ma ora sono entusiasta della scelta che ho fatto. Quando sono tornato non ho perso tempo. Ho cercato subito di capire le esigenze del territorio e incontrare chi, in qualche modo, potesse comprendere e apprezzare le mie idee, condividere ed immaginare lo sviluppo di un’innovazione in grado di apportare un beneficio alla mia comunità. Ho cercato chi non ha smesso di sperare e dimostrato che, anche qui, qualcosa per noi ragazzi si può, anzi, si deve costruire. E che proprio in posti come la Basilicata, dove siamo in pochi a restare, una idea, se valida, può diventare realtà. Ma ripeto, è dura. Non sto guadagnando niente, reinvesto tutte le entrate e ho un lavoro porta a porta, che mi porta a stare in giro tutto il giorno. In compenso, so di avere realizzato qui qualcosa di unico e, soprattutto, utile”.

All’ inizio di quest’ anno Vincenzo ha costituito una start up, Medea. (Medical electronic applications). La sua idea? “Un servizio innovativo – spiega – che bypassasse le distanze e le barriere infrastrutturali in una regione come la Basilicata, in cui ci sono tanti piccoli comuni isolati, distanti oltre i 30 minuti da un centro diagnostico. Siamo in tre, a cui si aggiungono collaboratori esterni. Abbiamo sviluppato dei sistemi di telemedicina in grado di raggiungere il territorio attraverso una piattaforma collegata ad un centro di refertazione. Lavorano ingegneri informatici, programmatori e medici, oltre agli operatori che erogano il servizio sul territorio. Cerchiamo di spostare le informazioni, non le persone, garantendo una risposta immediata da parte di medici specialisti, i quali permettono un continuo monitoraggio del paziente da casa. Tutto questo è consentito da software innovativi di telemedicina e servizi di monitoraggio, che utilizzano strumenti di comunicazione comune, come smartphone. Stiamo proponendo due tipi di attività: Telemedicina eMedicina a domicilio”.

I servizi vengono effettuati sul territorio, a casa del paziente. Così si superano le difficoltà del trasporto, per esempio, di una persona anziana con problemi di deambulazione. E si azzerano le liste di attesa, a costi contenuti. Il paziente, dal canto suo, può gestire in piena autonomia una cartella clinica digitale, in cui è possibile inserire più referti”.

Non è tutto. Medea offre il noleggio gratuito di dispositivi innovativi per la misurazione di valori, quali, ad esempio: la pressione o la glicemia. Gli strumenti utilizzati permettono di acquisire le misurazioni in remoto e dare una valutazione periodica tramite il referto dello specialista, legato al centro di refertazione della start up.

Tanti i progetti a breve e media scadenza. Con l’ausilio di operatori specializzati, Medea permetterà di accedere in tutta Italia ad esami specialistici, quali: ecografie (cardiache, vascolari, muscolo-scheletriche) ed esami diagnostici cardiovascolari a domicilio.  Si porterà così la medicina sul territorio.

Si inizia a settembre prossimo nelle Marche, in Emilia Romagna, a Milano e in Basilicata. A febbraio toccherà a BariLecce, Vicenza, Verona e Padova. Il servizio di Medea raggiungerà Genova e Torino a settembre dell’anno prossimo.

Un grande aiuto al progetto di Vincenzo è arrivato dalla Geocart spa, che ha messo a disposizione oltre al capitale economico, quello umano e quello professionale.

“Ma combattiamo ogni giorno- aggiunge Vincenzo – per abbattere le barriere culturali che l’innovazione porta. E’ difficile far capire quanti benefici si possano trarre da un sistema come quello che proponiamo. Però, abbiamo buone aspettative. Credo nella mia idea perché ho osservato il territorio e visto con i miei occhi il disagio di tante persone anziane costrette a lunghe attese e ad insopportabili spostamenti”.

“Se mi sento un tipo tosto? –risponde – Ci provo. Un giorno vorrei che anche mia figlia, Giada, nata pochi giorni fa, fosse orgogliosa di me”.

Il grande sogno? “Convincere – conclude – tanti miei amici, oggi lontani dalla loro terra e per la maggior parte residenti a Londra a ritornare, al di là degli effetti della Brexit, e creare un team di cervelli ottimisti e coraggiosi”.

Intanto Vincenzo sta lavorando ad un cd di musica fusion con un bassista – contrabbassista e un batterista, che dovrebbe uscire tra un anno.

Cinzia Ficco

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