Da Rio un messaggio forte contro discriminazioni e pregiudizi

Diritti
epa05486957 Rachele Bruni of Italy poses with her Silver medal during the medal ceremony for the Rio 2016 Olympic Games women's 10km marathon swimming at Fort Copacabana in Rio de Janeiro, Brazil, 15 August 2016.  EPA/PATRICK B. KRAEMER

In Italia, con l’approvazione della legge sulle unioni civili abbiamo finalmente superato una discriminazione che durava da troppo tempo

La nuotatrice di fondo Rachele Bruni ha dedicato alla compagna Diletta l’argento vinto nella gara per i 10 chilometri disputata nel litorale di Copacabana alle Olimpiadi di Rio.

“È la donna della mia vita” ha detto Marjorie Enya, compagna della rugbista brasiliana Isadora Cerullo quando, alla fine della finale, ha chiesto pubblicamente alla sua compagna di sposarla per “dimostrare a tutti che l’amore ha sempre la meglio”.

Sono almeno 49 gli atleti che si sono dichiarati LGBT alle Olimpiadi di Rio.

Tutti appartengono a Paesi dove l’omosessualità è una condizione riconosciuta e rispettata. Ci sono invece Nazioni in cui purtroppo è ancora un crimine e manifestarlo pubblicamente significa rischiare anni di detenzione o addirittura la morte.

In Italia, con l’approvazione della legge sulle unioni civili abbiamo finalmente superato una discriminazione che durava da troppo tempo, avvicinando la nostra legislazione a quella dei paesi più evoluti e nel rispetto dei cambiamenti della nostra società.

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