Da factory industriale a factory culturale: il modello Torino

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Torino, insieme al Piemonte, ha cambiato pelle nel segno dell’innovazione e della costruzione di un brand

Esiste davvero un “modello Torino” per la cultura? Nell’anno in cui, nella cornice di una performance in crescita per tutto il Paese, il New York Times posiziona la città tra le 52 mete da non perdere, il Piemonte si colloca tra le prime quattro regioni di maggiore successo e il direttore del Guggenheim della Grande Mela Richard Armstrong parla di quella torinese come di una formula magica da non rivelare, la domanda è legittima. Ma se realmente c’è una strategia vincente del sistema culturale della città non lo si deve a segrete alchimie, ma ad un pensiero che sta sempre più evolvendo verso una dimensione sistemica, che tiene insieme patrimonio culturale, turismo, imprenditorialità, innovazione, inclusione sociale e da un fortunato (ma non casuale) mix di questi elementi che genera sviluppo.

Lo scenario è quello di un territorio che muta, anzi, progredisce: da factory industriale a factory culturale, incoronata per le sue potenzialità anche dagli osservatori internazionali, Torino, insieme al Piemonte, ha cambiato pelle nel segno dell’innovazione e della costruzione di un brand che propone un’esperienza complessa fatta appunto di turismo, cultura, lifestyle, enogastronomia e paesaggio. Gli attori sono molteplici.In prima linea le istituzioni museali, che come testimoniano, tra gli altri, i risultati del Museo Egizio e dei musei civici della Fondazione Torino Musei, sono protagoniste del mutamento. Il successo del primo, che dalla riapertura, giusto un anno fa, ha superato il milione di visitatori si deve alla governance illuminata della presidente Cristillin e all’impostazione alta e moderna adottata dal direttore Christian Greco che ha saputo coniugare e sviluppare con la sua personale impronta l’eredità di Drovetti e Schiaparelli.

La Fondazione Torino Musei, 800mila visitatori nel 2015, gestisce dal canto suo Palazzo Madama, Il MAO, la GAM e il Borgo Medievale come un sistema unico, creando sinergie e favorendo il coordinamento e le economie di scala, da un lato, e una programmazione culturale che diviene punto di riferimento per i cittadini dall’altro, collegando a obiettivi strategici specifiche azioni: come il progetto GAMRivoli, ispirato ad un’integrazione tra arte moderna e contemporanea a vocazione metropolitana; come il fitto calendario di eventi che anima i musei, coinvolgendo in prima istanza i cittadini torinesi ma richiamando per questo anche molti turisti; come la valorizzazione dell’edutainement e la più stretta e continua relazione con il mondo scolastico; come l’Art Sharing, nel segno della collaborazione tra istituzioni culturali diverse. E indicativi sono anche i numeri degli altri musei della città: 650.000 per la Reggia di Venaria, 630.000 il Museo del Cinema, 500.000 i Musei Reali, 180.000 il Mauto, 200.000 Palazzo Chiablese, con i quali si arriva a toccare la quota record complessiva di oltre 4 milioni di visitatori.

A supporto dello sviluppo dei musei cittadini, sempre più importante è l’interlocuzione con i privati: il ruolo sempre attivo e cruciale delle Fondazioni bancarie (CRT e Compagnia di San Paolo), le grandi imprese riunite nella Consulta per la valorizzazione dei beni culturali e artistici, la partecipazione dei cittadini alle iniziative di crowdfunding.

Nella loro rinnovata e più ampia veste di attrazioni e luoghi di quotidiana socialità e apprendimento aperti a tutti e non più riservati a un élite, di spazi di scambio in cui i cittadini incrociano turisti in un contesto di sempre maggiore fluidità della cultura e osmosi tra le culture, i musei sono diventati la sede elettiva dello sviluppo del pubblico e dei pubblici, della crescita umana e dell’innovazione sociale, del riconoscimento e della promozione dell’identità. In questo contesto, le azioni di sistema che sostengono e perseguono questo progresso come un obiettivo per la comunità sono esito della capacità di dialogo tra le istituzioni culturali e i loro operatori e quelle politiche e amministrative (come avvenuto con il Comune e con la Regione), consapevoli che la cultura esprime il massimo del suo potenziale solo se su di essa vengono indirizzati investimenti strutturali e dettagliate strategie di sviluppo.

E che queste ultime devono confermare, pur nel contesto di una logica espansiva, la vocazione culturale e di qualità del territorio, lontano, ad esempio, dalla tentazione short-term di un turismo massificato mordi e fuggi, che travolgerebbe e umilierebbe il genius loci, vero punto di forza dell’offerta. È in questo contesto che i musei costituiscono dei veri e propri avamposti, presso i quali, mentre si proietta verso l’esterno si rinnova e rafforza l’identità culturale: è per questo che il successo del sistema museale torinese rappresenta un passo – determinante – nella riaffermazione della cultura come base per lo sviluppo e, altrettanto importante, per la crescita della consapevolezza di cittadinanza

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