Da Columbus a Washington, viaggio nell’America democratica

Usa
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Continua il viaggio della delegazione del Pse negli Stati Uniti per la campagna delle primarie democratiche

Columbus, Ohio

Nella nuova tappa del nostro viaggio incontriamo l’amministrazione della città di Columbus, insediatasi appena tre mesi fa. Ci colpiscono due aspetti: un Consiglio molto snello, appena sette persone e il grado di indipendenza della città, rispetto alle politiche dello Stato, nel poter disporre delle risorse.

unnamedAlle spalle un magnifico mosaico sul lavoro recita citazione latina di Virgilio e fa da sfondo ad un’interessante discussione tra il giornalista del Washington post e il direttore generale dei sindacati (oltre 40): mi sembra di essere tornata in Europa nel confronto tra i programmi di Sanders e Clinton sul lavoro e la socialdemocrazia fa capolino.  Alla grande domanda se Obama ha vinto la scommessa con i suoi provvedimenti (Jobs act) il sindacalista risponde: non é stata una rivoluzione ma ha fatto “the best he can”.

 

 

 

 

Washington DC

Un’ora scarsa di volo e dalla fiction alla realtà: Washington DC, la capitale della politica. Fuoco di fila di incontri, dalla delegazione americana per l’Unione europea,  gli ambasciatori americani per l’Europa su un tema caldo come il TTIP. E poi sul fundraising,  per diverse ragioni inapplicabile nello stesso modo all’Italia, che ha come punti chiave la costruzione delle mail, la precisione dei target scelti e il messaggio.

La comunicazione

Finalmente the White House, un po’ in ritardo sulla fioritura dei ciliegi (un marchio alla pari con i presidenti). Il congresso, il monumento, il memorial a Jefferson e il negozio di souvenir: nessuna resistenza ai gadget democratici
Big data, digital strategy, partecipazione dal basso: la Bibbia a colazione con tre super consulenti della Casa Bianca, dei democratici e di campagne varie. La cosa che occorre non dimenticare è: verifica e ripeti, se il tuo messaggio non funziona, tu hai sbagliato. Ineccepibile. E se dici la verità, provalo! Questo ci porterebbe lontano nella discussione filosofica sulla verità.

Incontro con il partito nazionale e interessante parallelismo tra questioni spinose qui trattate: il  TTIP: non tutti i democratici sono d’accordo. Mi venivano in mente le nostre trivelle. Così ho sollevato la questione: il partito deve avere una posizione, perché i militanti lo chiedono, altrimenti è una debolezza. Risposta della nostra collega Americana Joane: il partito così mostra la propria pluralità e non obbliga nessuno.

Il Congresso

Al Congresso  incontro la mitica giovane attivista Greisa Martinez che, con la sua associazione “United we dream”, ha convinto Obama alle ultime elezioni a concedere ai giovani immigrati permessi e diritti da rinnovare ogni due anni. Qui nelle elezioni la parola immigrazione sembra tabù (prima o poi dovremmo prendere atto che le persone non si scoraggiano dietro i muri?).

Le donne in politica

Appuntamento finale sulla partecipazione delle donne in politica. I numeri della nostra presenza femminile in Parlamento lasciano sbalorditi tutti,  soprattutto quando racconto che in ogni legge, dall’europea, alla regionale, alla nazionale invitiamo alla doppia preferenza e con la nuova legge elettorale, con la norma al riequilibrio di genere, la sorpresa aumenta (da Londra con la baronessa Janet che ha speso il suo lavoro nel Parlamento inglese su questo a Praga dal collega Robert).
Chiudiamo con viaggio in treno verso NY. L’aria condizionata mi ha regalato la febbre (loro sono più forti!)

National Democratic institution

“La democrazia e sua madre” potrebbe essere il titolo dell’incontro al National Democratic institution fondato da Magdeleine Albright: centro di ricerca e studio di tutte le democrazie del mondo. Due i messaggi in bottiglia: siate innovatori e non abbiate paura dell’avanzata delle destre del qualunquismo populista. È ciclico nella storia: non date troppa importanza e non disperatevi nel cercare la soluzione magica. In pratica meno chiacchiere e più azione.

Il campus

La lezione americana del nostro campus: dopo l’azione, la riflessione.
A proposito di differenze dove Europa vince su USA (modesto parere). Non stop meeting. Mangiano mentre parlano e mentre lavorano. Proteste contenute perfino da Svezia e Israele. (Il viaggio da Columbus a Washington ho avuto il mio tuffo in Nuova Zelanda con Phil: i democratici non sono al governo del Paese e arrancano e i deputati, che hanno un rapporto molto friendly con gli elettori sono sommersi dalle mail).

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