Da Bray a Morassut, fate squadra attorno a Giachetti

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Roberto Morassut e Roberto Giachetti all'interno dell'ex dogana nel quartiere San Lorenzo dove sono stati seguiti i risultati per le primarie del PD. 7 marzo 2016 a Roma
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Un tempo, essere dalemiani significava mettere gli interessi del partito davanti a quelli personali

I giorni scorsi per me sono stati troppo dolorosi. Per chi è stata dalemiana, come me, il Partito era un valore in sé, superiore agli interessi personali e inferiore solo a quelli del Paese. Ritrovare dirigenti come Pisapia, Veltroni, Martina, Morassut (e chissà quanti altri) ci conforta e ci fa credere che si può ben cambiare opinione senza sentirsi traditori, quando resta chiaro che lavoriamo sempre per il “bene comune”.

E a Roma il “bene comune” è fare in modo che non tornino a governare le destre (sinistri personaggi che abbiamo visto già all’opera) e che non si cada nell’illusione a cinquestelle, cui manca del tutto una classe dirigente capace di affrontare con competenza, dedizione e amore i problemi di questa meravigliosa città.

Noi l’abbiamo una classe dirigente, maturata già nelle amministrazioni precedenti, e abbiamo competenze di lungo corso capaci di diagnosi e cure. Abbiamo già accanto a Giachetti Morassut: raccogliamo gli altri e prepariamo le soluzioni. A me piacerebbe recuperare al programma di governo della città anche Bray e comprendere meglio come il lavoro di Orfini e Barca possa aiutarci non solo per il partito.

Chi meglio di Giachetti, che viene da un’area movimentista, di specchiata onestà e indipendenza, può parlare a tutti e aggregare un pool di dirigenti della città, capaci ciascuno di dirigere una divisione ministeriale, tanti e di tali dimensioni sono i problemi di Roma capitale e metropolitana?

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