Curate le vostre case come voi stessi. È giunto il tempo di passare dai mastri ai maestri

Terremoto
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Perché dare la colpa al cielo, ai politici, ai malandrini. Noi l’architettura e l’ambiente ce li siamo dimenticati per decenni, ciascuno chiuso in un compartimento stagno

Prof, mi racconta meglio questa storia del Pantheon che sta in piedi perfetto ancora e così le cattedrali mentre le scuole si sgretolano appena le scuoti?

Certamente, quanto tempo hai? Non ti ho risposto subito perché prima il dolore e poi la rabbia non sarebbero stati gli ingredienti giusti per servirti il piatto delle mie litanie. Cioè che la storia è maestra ma ha cattivi scolari. Chi lo diceva? E che studiare non serve se ciascuno di noi non impara a unire i puntini, cioè a collegare cose a prima vista distinte, e che invece hanno ragioni e lezioni solo se le mettiamo in fila, una accanto all’altra. Eccomi dunque a raccontarti alcune cose, segnatele e unisci tu i puntini. O mutos deloi oti, così finivano le favole di Esopo. Ogni storia insegna qualcosa a chi vuole apprenderla.

Il Pantheon sta in piedi perfetto. E anche il Colosseo. In quel tempo per chi realizzava male la calce c’era il carcere per tre anni. Per dire. La calce. Figurarsi il resto. E dalla galera non si scampava. Nell’antica Roma chi vendeva calce spenta per meno di due anni era condannato. Pena non inferiore a tre anni. La calce, quella che oggi spegniamo in due mesi. La durata di “spegnimento” determina la capacità di cementificazione della calce romana, la sua composizione, con particelle di pozzolana, la qualità. Lo spessore della parete del Pantheon è di sei metri, al suo interno una calce ancora in spegnimento.
Chimici ed esperti di scienza delle costruzioni in prestigiosi atenei americani studiano ancora oggi il comportamento statico del Pantheon e scoprono quella che per alcuni è una rivelazione: come facevano la calce gli antichi. Ebbene: ogni neo specialista che esce da una buona scuola italiana di specializzazione in restauro, ma, sicuramente, ciascun diplomato dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma, il migliore al mondo, conosce a menadito quella formula e quella composizione. O mutos deloi oti: saremmo i più bravi, se ci arrendessimo alla vera regola dell’arte: cercare i migliori, gli specialisti e farli lavorare. I migliori cercano quelle tre cose che Vitruvio gli ha inciso in testa: bellezza, solidità e funzionalità. Non poteva darsi un edificio solido ma brutto, né bello ma inadatto, né funzionale ma costruito male. Eppure lavorano moltissimo i peggiori, quelli che costruiscono solo per una quarta senza le prime tre: soldi. Ebbene, dagli anni 60 in poi la storia edilizia italiana, delle piccole come delle grandi strutture va avanti coi peggiori. Mi pare si veda.

La nostra è una storia di perfezione costruttiva e di bellezza, dai romani in poi, per cui ogni costruzione era sacra, comprese le strade, i ponti e le cloache; le cattedrali le han fatte le squadre dei lombardi e dei comaschi. In Italia e in Europa. Non abbiamo eguali. Lombardi e comaschi hanno rivestito l’Europa di quel bianco mantello di chiese, ma non solo. Hanno costruito tutta la Roma che noi conosciamo: da quella medievale a quella barocca. A prescindere dagli architetti le maestranze erano scalpellini lombardi e comaschi. Inizia come tagliapietre Borromini, il nipote di un altro grande architetto Maderno, entrambi comaschi vengono a Roma. Chi è entrato a Sant’ Ivo alla Sapienza strabuzzi gli occhi: è tutta mattoni ricoperta di stucco e si inerpica fino al cielo. Inizia come tagliapietre ma studia come un matto per diventare Borromini, pochi sono esperti di arte e architettura classica come lui, eppure la tradizione la smonta e la rimonta come gli pare e piace: non venni all’arte per essere copista. O mutos deloi oti: l’arte del costruire è pratica e studio, studio e pratica, non basta studiare se non tocchi con mano e senti nel naso la polvere dei cantieri, se non poggi la mano sul muro tastandone il respiro, ma nessun cantiere basterà mai se non studi. Sant’Ivo alla Sapienza sta là, solo l’incuria può buttarla giù. Solo l’incuria o la furbizia del voler risparmiare su cose su cui non si risparmia, o l’imbroglio, buttano giù le case, non i terremoti. E siamo tutti responsabili, per ignoranza o per dolo o per imbroglio o per sparagno.

Se vivete in una casa o un palazzo in muratura sappiate che il miglior modo per garantirvi la salute è curare la vostra casa e le sue strutture. Non servono grandi somme, ma serve sapienza. Accorgimenti tanto più semplici quanto più è bravo il tecnico a cui vi rivolgete. Anche in questo: attenzione, ci sono ingegneri che poco sanno di murature e curano le murature con un’unica medicina, il cemento. O architetti che non sanno leggere le lesioni e poco sanno dirvi. Il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire ma com’è semplice comprendere che ogni edificio in muratura sia come il corpo umano, a ciascuno la sua medicina e l’aspirina non è la panacea di tutti i mali.  L’iniezione di cemento ad esempio, con certe malte diventa sale. E il sale si sa, piove e ti crolla casa. Non serve nemmeno un terremoto. O mutos deloi oti: fate come gli specialisti per le malattie dell’uomo, tutti conoscono quelli bravi, se la richiesta comincia a crescere automaticamente si spargerà voce su chi è bravo e chi ciancia. Non andate al risparmio. Deloi oti anche che: se voi non sapete una cosa, altri la sanno. Se li cercate sarete nani sulle spalle dei giganti. Se non li cercate rimarrete nani. Vale anche per i decisori: cercare i migliori.

La messa a norma di una casa in muratura in zone a rischio sismico è obbligatoria. Com’è obbligatorio costruire a norma antisismica anche case o edifici in cemento armato. E si possono mettere a norma in ogni momento, non solo al momento della costruzione, anche se si tratta di edifici vincolati da soprintendenza.  O anche se è comune edilizia. Il caso Norcia docet. Cordoli, tiranti, iniezioni di resine consolidanti e la casa si assesta. Non son niente di che, a volte basta veramente un tirante, ma messo bene, va saputo calcolare. Abbiamo una legge antisismica che è una di quelle “norme perfette che tutto il mondo ci invidia” ma che in Italia vengono disattese. E la loro elusione difficilmente o malamente sanzionata. A volte si raggiunge la beffa: per il crollo della scuola di Torino in cui morì lo studente vito scafidi (per cattiva manutenzione dell’edificio) venne condannato l’insegnante referente della sicurezza, non la ditta, o l’ingegnere, o altri. A tutti voi saranno tornate davanti agli occhi le immagini fresche della scuola crollata col terremoto nonostante i lavori recenti: assurdo e indigeribile, ma lo sarà ancor di più se rimarrà impunito.  Seguire la legge, agire prima con le norme di prevenzione. Non osservarle non è segno di furbata, è questione di vita o di morte, come avete visto. Lo so, costano, ma non tantissimo, trovateli i soldi. Come li trovate per compravi l’auto. Lo Stato ci aiuta, nel comprendere che trovare i soldi adesso ci ripara dal trovarne il quintuplo poi. Le nostre case sono Casa Italia. O mutos deloi oti: l’italiano medio ha nel suo dna la superficialità. Ma è vero? O è mancanza di sensibilizzazione e informazione?

Caro mio ex alunno, ti direi te li faccio io, visto che la mia specializzazione è proprio in “consolidamento antisismico di murature antiche”, e mi sembra il colmo, perché di questa specializzazione non me ne sono fatta nulla in tutta la mia vita, per assenza di clienti, in un paese come il nostro che è tutto sismico e che ha un patrimonio di case in muratura immenso, ma non faccio più l’architetto. Nel mio anno eravamo 27, una classe di neo laureati in architettura e ingegneria con non meno di 110, che per due anni siamo stati insieme tutti i giorni mattina e sera, tra lezioni e cantieri. Pochi di noi fanno oggi quel mestiere. “Dai basta un mastro per fare un cordolo o una soletta” e poi quella soletta al primo terremoto piomba intatta per peso a terra sopra murature frantumate.  L’Italia dagli anni ‘60 in poi ha deciso che non aveva bisogno degli architetti, scusa se te lo dico: si vede. È diventata brutta, costruita male e insicura. Dopo anni di sentirmi dire: gli architetti non sanno costruire e di costatare come altri in realtà non sapevano costruire, disegno interrogativi nell’aria. O mutos deloi oti: i nostri migliori, che studiano e si specializzano, sarebbe il caso di andarli a cercare, ci sono. O sono loro che devono cercare voi?

Nell’arte del costruire non abbiamo avuto eguali e ancora oggi i nostri restauratori, ingegneri e architetti edili sono i migliori. A scanso equivoci sono i nostri ingegneri che costruiscono anche in Giappone. Renzo Piano è italiano, prima di farlo diventare la madonna in processione, facciamogli fare quello che chiede: far lavorare i giovani architetti. Sono i nostri restauratori che salvano dall’opera del tempo e delle guerre il patrimonio monumentale in tutto il mondo. Eppure in casa nostra ci andiamo a cercare sempre il peggio come se fossimo mosche e non Homo Sapiens.  Viene fuori che ad Amatrice un geometra ha costruito mezzo paese. L’Italia degli architetti è diventata l’Italia dei geometri. Ripeto, con tutto il rispetto, i geometri non posso costruir le case. E’ accaduto anche che un dirigente poco solerte abbia spedito a Roma le richieste di finanziamento per opere di messa a norma dei suoi cittadini quando ormai erano scaduti i tempi di consegna, facendo perdere così ogni diritto ai finanziamenti a chi (meno di dieci persone) che aveva fatto domanda. Meno di dieci persone. A chi urliamo governo ladro in questo caso? Un caso emblematico di come fosse stata presa seriamente l’opportunità del consolidamento antisismico certo, ma anche di come nella pubblica amministrazione una regolata ce la dobbiamo dare. Con tutto il rispetto, a ciascuno il suo mestiere. O mutos deloi oti: è giunto il tempo di passare dai mastri ai maestri. In ogni casellina sociale, dai mastri ai maestri. Dopo decenni di “Tengo famiglia” e piazziamo i peggiori. “Guarda che è bravo”. O gli inconcludenti? O i bonaccioni? O i furbi? E un motivo lo troviamo sempre per lasciarceli: è tanto una brava persona, posto che le brave persone son necessarie, ci serve anche che sia competente e che non ci mandi a strappare alghe con le mani. Oppure non ci convinca a  sovrapporre pericolosamente onestà e ingenuità e ignoranza dimenticando che la persona onesta in questi casi è la persona capace, come disse bene Benedetto Croce. L’incompetenza è disonesta tanto quanto l’imbroglio.

Curate le vostre case come voi stessi. Cerchiamo di non essere sempre il paese del senno di poi e di trovare un senso prima, perché non siamo furbi in questo caso. No. Secondo la protezione civile per rendere antisismico il patrimonio nazionale servono 50 miliardi. Ne abbiamo spesi 250 per terremoti, calamità e frane, per rimettere in sesto territori distrutti dalle opere di tutti, non dalle calamità stesse. Furbizia de che?

Ricostruiamo le case certo, programmiamo con sapienza adesso emergenza, ricostruzione e prevenzione, come ha ben detto il premier e al governo questo tocca fare e lo farà, ma quello che si deve ricostruire è il quotidiano e personale senso di responsabilità, perché poi, stringi stringi è sempre lo stesso e unico problema: nessuno vuol prendere insegnamento e ogni volta è un punto a capo. Unire i puntini.  Perché è quasi certo che un terremoto si verificherà nuovamente e mi chiedo cosa sarebbe del centro di Catania, rischio sismico massimo? O del centro storico più grande ma malmesso d’Europa, Palermo? Visto che già adesso ogni tot mesi una palazzina cade da sola, senza bisogno che si scatenino i lati oscuri delle oscure forze, che non sono la natura o i castighi di Dio, ma la disattenzione, l’ingenuità e l’ignoranza, in buona o in mala fede, e la mancata gestione del rischio. Unire i puntini: schiere di neo specializzati e specializzandi sarebbero felici di organizzarsi dentro le università intorno ai loro maestri per progettare la più grande opera di messa a norma del tessuto edilizio comune italiano. Parliamo di cose stratosferiche? No. Parliamo di cose da farsi e pianificarsi, in ogni regione, in ogni capoluogo, con un glossario di opere minime e di manutenzione base magari sotto il coordinamento sapiente di persone come Renzo Piano, coadiuvato dai grandi esperti dell’arte del costruire in muratura e in cemento.

Siamo tutti le persone migliori del mondo, ma la responsabilità della cosa pubblica, come delle cose private nostre, la dobbiamo ricostruire per intero, come le case frantumate di Amatrice, e così la necessità di informare le persone e senza se e senza di avere delle persone adatte nei luoghi chiave, e anche nei luoghi meno “chiave”, che abbiano contezza delle cose. In politica, come nella comune amministrazione pubblica, come nelle opere e nei giorni di ciascuno di noi. Perché dare la colpa al cielo, ai politici, ai malandrini, funziona adesso e ci soddisfa ma non risponde al vero per intero. Noi l’architettura e l’ambiente ce li siamo dimenticati per decenni, ciascuno chiuso in un compartimento stagno. Il tempo passa, ma prima o poi la paghiamo tutti la verità dei fatti che ci coinvolge e non ci assolve e la paghiamo caro.

Non so se questo pippotto ha soddisfatto le tue richieste, fai domande e falle anche ad altri. Studia e non pentirti mai di farlo, per fare le giuste domande prima che per trovare risposte. E, se non ti cerca nessuno non fare l’errore mio e dei miei coetanei, valli a cercare tu.
O mutos deloi oti.

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