Cura del ferro per l’Italia, ora finalmente si può

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Si è aperto un periodo in cui l’Italia può e deve lavorare sodo perché progetti e risorse non sono più nel libro dei sogni ma nella realtà

Quella presa ieri dal Cipe non è stata solo una decisione importante per gli investimenti in settori fondamentali del nostro paese. Io la chiamo svolta. Siamo su una nuova strada. Diventa sempre più chiaro l’impegno del Governo Renzi per sbloccare e rilanciare gli investimenti pubblici, sia sul versante europeo per ottenere più flessibilità, sia per dare la più forte spinta possibile a lavori e opere utili all’Italia e all’occupazione, non più distribuite con logiche clientelari e a macchia di leopardo, ma decise insieme, Governo e Regioni, dopo aver definito le grandi priorità trasportistiche, logistiche e di sicurezza. Il Cipe è stato il punto finale di un lavoro durato tutto quest’anno di messa a punto degli interventi più facilmente cantierabili e necessari, inseriti anche nei patti per il Sud e nel Fondo di sviluppo e coesione.

Intanto il tema della sicurezza e in particolare per le ferrovie regionali, con 300 milioni da investire subito. Anche dopo la tragedia dello scontro tra treni in Puglia che ha colpito tutti gli italiani e le italiane, continuiamo a lavorare perché un diritto democratico come il trasporto pubblico e la mobilità più sicura ed efficiente di cui usufruiscono studenti, lavoratori, turisti, passeggeri di ogni età e di ogni parte d’Italia, non debba trasformarsi in un evento luttuoso, così come per tutti gli incidenti sul lavoro.

Oggi ha un ruolo centrale nella nostra pianificazione la “cura del ferro” con gli 8,9 miliardi assegnati al contratto di programma con Rete ferroviaria italiana e i 2,1 miliardi alle ferrovie regionali. C’è una particolare attenzione sulle ferrovie e oltre 11 miliardi significa che questa modalità di trasporto è concretamente e stabilmente al centro della nostra azione strategica anche con il piano straordinario per le metropolitane italiane con una programmazione seria e cantieri che possono e devono aprire alla svelta. Investiamo su un sistema non più a spezzatino ma integrato che vede anche il rafforzamento delle direttrici stradali, soprattutto quelle che mettono in connessione le principali aree metropolitane, industriali, collegano i porti e gli aeroporti, e davanti a noi c’è il tema della fusione tra Fs e Anas. Inizia, insomma, un periodo in cui l’Italia può e deve lavorare sodo perché progetti e risorse non sono più nel libro dei sogni ma nella realtà.

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