“Cricca”, “banda” e “clan” Tre parole che fanno sognare

ControVerso
20090216 - ROMA -POL-  INTERCETTAZIONI: DDL; COMMISSIONE VOTA, IN AULA IL 23. Nell'immagine di archvivio, un operatore al lavoro in una centrale telefonica. 
ANSA/CIRO FUSCO/DC

La discussione sulla privacy nasconde un problema ben più grave. Vale a dire gli effetti distruttivi del cosiddetto “processo mediatico”.

Le intercettazioni in cui vengono riportate conversazioni private di nessun interesse penale violano o non violano la privacy delle persone coinvolte? Ho sentito autorevolmente esporre la tesi secondo la quale qualsiasi cosa dica o faccia un uomo politico è di interesse pubblico e quindi meritevole di pubblicazione. Attendo fiducioso quindi una legge (5 stelle?) che renda obbligatorie le telecamere in camera da letto, che ci segnalino – a seconda delle posizioni assunte – le tendenze recondite di queste persone e, perché no, anche in bagno, allo scopo di verificare in diretta il livello di pulizia di ministri e sottosegretari.

Ma la discussione sulla privacy nasconde un problema ben più grave. Vale a dire gli effetti distruttivi del cosiddetto “processo mediatico”. Una persona viene rovinata e implicitamente condannata al semplice ricevimento di un avviso di garanzia, anzi spesso alla sua semplice citazione come persona “informata”. I particolari sulla sua vita privata aggiungono fango su fango e a questo punto nulla conta come si concluderà il processo.

Anzi la prescrizione è spesso il modo con cui non si arriva mai a sentenza e le indagini, partite con la grancassa, si perdono nel nulla senza giustizia alcuna per l’interessato. Il risultato è la distruzione della reputazione. Quando poi, molto spesso, il tutto si conclude con una sentenza di assoluzione, provate a trovare la notizia sui giornali. Un trafiletto a pagina 35 è il massimo possibile, che dovrebbe compensare pagine e pagine di sputtanamento. Anche in questi giorni su autorevoli quotidiani leggo paginate di trascrizioni di telefonate, che non configurano alcun reato. Ma basta mettere nel titolo la parola “cricca”, “banda”, “clan” e uno si immagina chissà che cosa.

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