Così saluto il combattente Marco Pannella

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marco pannella

La precarietà e le paure che mutano il sentimento dell’opinione pubblica, Trump e l’omaggio a Marco Pannella. L’editoriale della domenica di Walter Veltroni

Qualcuno, gentilmente, può dire ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica cosa diavolo è successo sull’aereo che è precipitato qualche giorno fa nel Mediterraneo? Si parla, espressione in questi casi persino irritante, di una avaria tecnica o di ottanta secondi di inspiegabile silenzio nel collegamento radio delle torri di controllo con i piloti. Ci si chiede, altra formula che credo indigni chi ha perso lì un padre o una figlia, se esso sia stato causato da una decompressione dell’aereo che ha fatto perdere conoscenza ai piloti o se invece non si sia ingaggiata una lotta, in quel minuto e mezzo, dei piloti stessi con qualcuno o dei piloti tra loro.

Un attacco terroristico, ma le cabine di guida dovrebbero essere inaccessibili a potenziali dirottatori, oppure un nuovo caso di pilota suicida e omicida? Oppure a uccidere decine di persone innocenti è stata una bomba piazzata a bordo? Se così fosse l’ordigno sarebbe stato collocato durante la permanenza dell’avvio getto nell’aeroporto di Parigi, uno dei più importanti del mondo. Un hub collocato in una città che ha già pagato un prezzo altissimo al terrorismo.

In tutti e tre i casi si tratterebbe di un’altra prova della totale assenza di sicurezza che ciascun cittadino avverte come condizione inedita della propria permanenza sulla terra. Sia un difetto tecnico o la follia umana o sia la forza di un terrorismo capace di volare ogni barriera di sicurezza, in ogni caso ciascuno si sente esposto, insicuro, fragile. E quale sentimento più forte, se non la paura, spinge verso la richiesta di un potere forte, di soluzioni estreme? Il tempo che stiamo vivendo, precarietà e paure che prevalgono sulla fiducia e sulla speranza, agisce mutando il sentimento dell’opinione pubblica sempre più spinta ad affidarsi a reazioni dettate dall’emotività e dalla rabbia. Su questo giornale circa un anno fa indicammo il rischio di una irresistibile ascesa di Donald Trump. Tutti gli osservatori scuotevano le spalle saccenti e divertiti all’idea che un magnate inesperto di politica, dalla dubbia capigliatura e dalle posizioni più estreme, fosse in grado di concorrere per ottenere la candidatura di un vecchio, solido partito come quello repubblicano. Invece è successo, eccome se è successo.

Trump ha sbaragliato tutti i suoi avversari, facendoli cadere ad uno ad uno come birilli. E ora domina la scena accogliendo come figlioli prodighi tutti i maggiorenti che lo avevano combattuto con asprezza. E non è finita: è di questi giorni il primo sondaggio sulle elezioni generali che lo vede in testa sulla Clinton. Non so quanto sia veritiero, spero assai poco. Ma è un fatto. Ci sono momenti nella storia in cui accadono cose prima inimmaginabili. E temo che questo sia uno di quei momenti. Sono slittamenti progressivi, argini che cedono nella distrazione generale. Sono figli dell’apatia, della debolezza della democrazia e della corruzione della politica, dell’indifferenza collettiva e della mutazione dei cittadini in puri spettatori. Il mondo di oggi ci dice questo. Vogliamo capirlo, prima che sia troppo tardi? U n’ultima considerazione.

L’omaggio a Marco

È molto bello l’omaggio di tanti cittadini a Marco Pannella. È sincero, spontaneo. Nasce dal rispetto che si deve alle sue battaglie, alla sua determinazione coraggiosa. Pannella era un uomo politico, totus politicus, con le capacità, l’astuzia, la scaltrezza che quello specialismo porta con sé. A lui e ai radicali si debbono battaglie coraggiose, anticipatrici, spesso solitarie. Se l’Italia moderna ha conquistato nuove libertà e diritti lo si deve alla capacità di Pannella e dei suoi di imporre temi che l’agenda tradizionale della politica ignorava o avversava. Io lo ricordo con questa gratitudine. Così diversi, facemmo un accordo Non mi piacciono, sono sincero, le giaculatorie pelose di chi lo ha avversato, deriso, ignorato in vita. Io con lui ho discusso, quando avevo ruolo pubblico. Eravamo quanto di più diverso si potesse immaginare dal punto di vista caratteriale. Eppure con lui feci un accordo elettorale e politico nel 2008. Che fu un fatto nuovo e importante. Che non piacque, anche nel Pd, a molti bigotti e a molti ipersinistri. Eppure pensavo allora, e non ho cambiato idea, che quella cultura, anche scomoda, facesse parte a pieno titolo di una visione innovatrice della politica e della vita pubblica. Così saluto, senza smancerie, il combattente Marco Pannella.

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