Così la scuola non sarà più uno stipendificio

Scuola
Primo giorno di scuola per gli studenti della Scuola elementare statale Tommaseo, Torino,15 Settembre 2014 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Dalla qualità della formazione passa il futuro del Paese, l’Italia non può permettersi di perdere altro tempo

Mentre tutto intorno il mondo corre, la scuola italiana era ancora ferma al palo, e acuiva in modo abnorme la differenza di preparazione tra i nostri giovani e i giovani europei. Uno scenario che fino a qualche anno fa poteva anche non preoccupare, oggi è sempre più allarmante. Oggi gli scenari sono globali e le giovani generazioni si trovano a competere su scala internazionale con paesi e popoli che investono di più e meglio in formazione di ogni livello.

La riforma voluta da Renzi e approvata in via definitiva era, dunque, fondamentale. Così come positivi sono alcuni dei suoi punti fermi: investire di più e meglio in istruzione, usare la scuola privata come elemento per aumentare la competitività del sistema, rafforzare responsabilità e posizioni dei dirigenti scolastici, consentire, finalmente, una piena attuazione dell’autonomia, assumere centomila docenti, valutandone il merito. Era ora.

Nessuno, da oggi, potrà rifuggire alle proprie responsabilità: il sistema mette al centro la qualità della formazione, quindi, lo studente e la scuola, un comparto pubblico fondamentale che forma le giovani generazioni, non sarà più uno stipendificio.

Renzi l’aveva detto  fin da subito: “La forza di un paese e le prospettive del proprio futuro passano anche dalla qualità della scuola“. A questo punto, il passo è fatto. Sta agli operatori e agli utenti, adesso, sfruttare le opportunità di una riforma per rendere la macchina veloce e in grado di stare al passo con i tempi. L’Italia non può permettersi di perdere altro tempo.

 

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