Così ha rivoluzionato la comunicazione politica

Politica
Marco Pannella durante i festeggiamenti per il suo compleanno nella sede del partito Radicale. Roma, 2 maggio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Non aveva alle spalle i grandi partiti di massa e quindi suppliva con la personalizzazione e con la spettacolarizzazione. In un periodo in cui le due culture, quella cattolica e quella comunista, inducevano a comportanti ideologici e a voti di appartenenza

C on quella faccia un po’ così, con quella sigaretta che era una sorta di naturale prolungamento della sua persona, con quel parlare strampalato e colto allo stesso tempo, con quella sua capacità di anticipare i tempi e le mode, è stato innovatore nella comunicazione politica, combattente di gran tempra che praticava con una naturalità allora del tutto sconosciuta i meandri di un sistema della comunicazione che cresceva di giorno in giorno e che avrebbe portato, nel giro di pochi anni, alla rivoluzione storica che oggi stiamo vivendo.

Come ha potuto farlo?

C’è chi possiede un dono che ha del “sopranaturale”, cioè il carisma. Ce l’ha spiegato molto bene Weber: un capo che lo possiede si sente chiamato, specie in situazioni straordinarie, ad una missione di leadership . Scatta tra il leader e chi lo segue un rapporto di fiducia basato sull’emozione, sul sentirsi parte di percorsi collettivi. Per Luciano Cavalli, grande studioso di questo tema, la personalità che lo possiede, è dotata di una forte convinzione in una causa e, al contempo, di una forte convinzione nella propria persona. Questo duplice aspetto rende contagiose le convinzioni del leader che così conquista la fiducia delle persone. L’emotività gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra il leader e il popolo, il suo popolo. Non è ritratto di Pannella?

Da qui bisogna partire per capire come abbia potuto, lui, con un piccolo partito conquistare le terre che ha conquistato, per capire come abbia potuto misurarsi con il mondo dei media, non subendolo e, anzi, innovandolo, anticipando di gran lunga quella che sarà la fase del “marketing politico”. Il leader che sa comunicare è quello che parla il linguaggio dei moderni mass-media. Pannella anticipa tutti, creando eventi proprio per i media. Supplisce così alla mancanza di un popolo, di una base elettorale di massa. Lui stesso diventa “il fatto da raccontare”, il personaggio da trasformare in notizia. Spettacolarizzando la politica riesce, pur muovendo da basi elitarie, a incidere sui comportamenti e sugli stili di vita delle grandi masse. Non c’è libro sulla comunicazione politica in Italia (Statera, Mazzoleni, Barisone) che non riconosca che sia stato proprio lui, il leader più innovativo, ancor prima che con gli anni Ottanta si affermassero modelli come quello di Pertini, di Craxi e di Woityla.

Non a caso, proprio tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando il duopolio tv doveva ancora manifestarsi nella sua evoluzione, costruisce con l’intero Partito Radicale, Tele Roma 56, una delle prime televisioni private italiane pensata e ideata insieme con Bruno Zevi e Guglielmo Arcieri. Una novità assolta che nasce mentre i partiti di massa ancora arrancano dietro modelli basati sulla propaganda. Chi non ricorda, tra i nostri coetanei, quelle lunghe e snervati dirette che Marco Pannella riusciva a tenere in piedi, facendosi ascoltare da un pubblico che andava ben oltre i militanti radicali? E suoi gesti, che apparivano provocatori, fuori da ogni schema? S’imbavagliava (anche per 25 lunghissimi minuti durante una tribuna politica con la “s u a”Emma Bonino), urlava, incitava, discuteva con i telespettatori al telefono.

Ogni suo gesto suggeriva l’inquadra – tura alle telecamere che puntualmente lo seguivano, ogni provocazione ispirava i titoli dei giornali con le dirigenze dei partiti di massa che un po’ invidiavano, un po’ cercavano di imparare da tanta maestria. Un misto d’improvvisazione e tecnica comunicativa. Fu proprio da questa emittente, e dai palchi di tutti i media, che i radicali condussero una delle più grandi battaglie di civiltà, quella che dette ossigeno e vita a Enzo Tortora, dolente ostaggio della persecuzione giudiziaria. Altrettanto ardire nell’uso dei media l’ha mostrato, sostenuto da teste e cuori autenticamente radicali, nella lunga e complessa vita di Radio Radicale.

La sopravvivenza di questa voce originale si deve non solo alla sua e alla loro caparbietà ma anche nell’aver individuato spazi e pratiche comunicative veramente nuove. È diventata il contraltare per eccellenza di un modo sbagliato di concepire la comunicazione pubblica: dando voce a chi voce non aveva nel sistema tradizionale dei media, combattendo la generale tendenza alla lottizzazione, rendendo notiziabili le trasmissioni parlamentari, trasmettendole in diretta come servizio per i cittadini. Questa sfida ha, tuttora, del miracoloso.

Non aveva alle spalle i grandi partiti di massa e quindi suppliva con la personalizzazione e con la spettacolarizzazione. In un periodo in cui le due culture, quella cattolica e quella comunista, inducevano a comportanti ideologici e a voti di appartenenza.

Appariva ben strano, allora, vederlo cambiare improvvisamente fronte, basandosi solo sui cambiamenti dello scenario politico e delle battaglie che c’era – no, in quel determinato momento, da fare. Divorzio, aborto, carceri, diritti delle minoranze: battaglie vinte, battaglie ancora da vincere ma che dal suo carisma sono partite e per il suo ardire sono divenute, poi, anche nostre.

Vedi anche

Altri articoli