Così aiuterò Beppe Sala

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Per me non è in discussione – non lo è mai stato – il sostegno a Beppe Sala nella sua corsa per la conquista di Palazzo Marino

Caro Roberto, accolgo volentieri la tua sollecitazione a proposito dell’impegno a sostenere i candidati usciti vincenti dalle primarie per i sindaci di Milano, Roma e Napoli. Penso ci sia un punto su cui è necessario sgombrare il campo da equivoci. Un punto delicato su cui tutti siamo chiamati a pronunciarci con nettezza. Il sostegno al candidato vincente, nel mio caso Beppe Sala, è parte fondativa e non discutibile del patto che abbiamo sottoscritto nel momento in cui ci siamo presentati alle primarie. Senza questo vincolo, semplicemente, le primarie non esistono, a meno di trasformarle in un raggiro nei confronti di militanti ed elettori del centrosinistra. Per me, quindi, non è in discussione – non lo è mai stato – il sostegno a Beppe Sala nella sua corsa per la conquista di Palazzo Marino. Quel che però non discende, in automatico, da questo impegno è l’obbligo a una candidatura.

Per un mese, dopo l’esito del voto del 6-7 febbraio, ho discusso a fondo, con chi mi aveva sostenuto alle primarie, della possibilità di presentare una lista che raccogliesse le idee, la progettualità, le energie, le competenze che avevano portato a raccogliere sul mio nome il 34% dei consensi. Un risultato straordinario, ottenuto in poco più di un mese di campagna elettorale. Questa lunga e faticosa sorta di assemblea permanente, ha messo in rilievo l’impossibilità di tradurre in una lista quella ricchezza e quella generosità. La caratteristica fortemente “trasversale” della mia candidatura alle primarie, legata alla convinzione che un programma forte, condiviso e centrato su Milano avrebbe potuto dare continuità all’esperienza della giunta Pisapia e coinvolgere tutto il centrosinistra milanese, non poteva tradursi in una lista. Se avessi accettato di guidare una “lista Balzani” avrei dovuto farlo, per esempio, in assenza di una ampia e significativa presenza di candidati del Partito Democratico.

Una condizione che ne avrebbe snaturato il significato, considerata l’importanza del sostegno e del contributo progettuale di molti esponenti del Pd milanese alla mia candidatura alle primarie che, invece, avrebbero ritenuto più naturale una mia candidatura all’interno del Partito Democratico e considerato anche che il Pd è la forza per cui mi sono candidata e sono stata eletta al Parlamento Europeo nel 2009 e di cui sono componente della segreteria regionale lombarda. Un mese di confronto, discussione, riflessione profonda mi hanno convinta che, per rispetto innanzitutto dell’elettorato – al quale dobbiamo la massima chiarezza– e anche di me stessa – non ho mai accettato compromessi quando si tratta di chiedere la fiducia agli elettori – la scelta migliore sarebbe stata quella di restare in campo con le idee e non con liste o ruoli. Sul mio nome abbiamo costruito un’ipotesi di governo e un programma per Milano che possono, e devono, vivere dentro la battaglia di Beppe Sala per battere la destra. Il lavoro prezioso svolto prima delle primarie, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione e l’ascolto dei cittadini, è un patrimonio dal quale non si può prescindere, pena il rischio di alimentare l’astensione o il voto di protesta populista. O una sinistra sterile quanto ideologica.

Aiuterò Beppe Sala anche per questo, oltre che per sgonfiare l’illusione della destra di riconquistare Palazzo Marino. Si può fare della buona politica anche senza un incarico elettivo. Ricordiamoci che Matteo Renzi, quando perse le primarie del 2012, rispettò il risultato del voto sostenendo Bersani alle elezioni politiche ma senza candidarsi. Una scelta limpida e anticonvenzionale rispetto alla vecchia politica degli opportunismi, degli accordi e delle compensazioni.

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