Cosa faremo per la Libia

Libia
In this Friday, Feb. 19, 2016 photo, people gather after an air strike on a house and training camp belonging to the Islamic State group, west of Sabratha, Libya. American F-15E fighter-bombers struck an Islamic State militant training camp in rural Libya near the Tunisian border Friday, killing dozens, probably including an IS operative considered responsible for deadly attacks in Tunisia last year, U.S. and local officials said. (ANSA/AP Photo/Mohamed Ben Khalifa)

Ecco la ricostruzione di cosa successo ai quattro italiani sequestrati in Libia

Le scelte del Governo in relazione alla crisi libica si sono intrecciate con la drammatica vicenda dei nostri connazionali sequestrati in Libia, che si è conclusa con la tragica morte di Salvatore Failla e di Fausto Piano, una vicenda che presenta ancora molti punti oscuri. Com’è noto, cominciò il 19 luglio alle 20,45, a sette chilometri dal complesso della Mellitah oil and gas, che è una joint venture tra ENI e la National oil corporation libica. In quel momento, un gruppo di quattro connazionali composto da Salvatore Failla, Filippo Calcagno, Fausto Piano e Gino Pollicardo, impiegati presso la ditta Bonatti, provenienti a bordo di un minivan dal confino libico-tunisino di Ras Agedir, è stato raggiunto e fermato da due veicoli SUV. Dai SUV sono scesi uomini armati a volto coperto, alcuni dei quali avrebbero indossato uniformi di tipo militare. Questi hanno sequestrato i quattro lasciando sul posto l’autista libico, originario di Sabrata e lavorava da circa un anno per la ditta Bonatti

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