Cosa è stato per me “Classe democratica”

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Non solo le lezioni, ma soprattutto la condivisione di un percorso comune e la ricerca di unità

Smaltita l’euforia dell’inizio di Classe democratica, cui ho partecipato come membro della delegazione cremonese, è il momento di registrare qualche breve riflessione a partire dalle due giornate.

Cos’è stata classedem? Non si può ridurre un’esperienza del genere solo alla lectio magistralis di Veltroni e alle sue ispiranti considerazioni su politica, etica e passione. Non è stata solo l’altissima levatura culturale e la fine autoironia di un Gianni Cuperlo che ho avuto il piacere di riscoprire, non la puntuale precisione di Pier Carlo Padoan, la profonda cultura storica e politica di Pierluigi Castagnetti e di Alberto Melloni, e nemmeno l’indomita passione di Livia Turco sui temi sociali.

Dopotutto gli interventi si sarebbero potuti seguire in diretta streaming e di certo ci sarebbero state altre occasioni di interrogare parlamentari e ministri.

È tutto il resto che ha reso incredibile quest’esperienza. È stata, per me, l’emozione di varcare per la prima volta la soglia del Nazareno. Ma soprattutto sono state le conoscenze, le relazioni, le discussioni che dai temi trattati nelle lezioni hanno preso le mosse e che sono continuate anche dopo la chiusura della due giorni: in giro per Roma, in viaggio e perfino sui social network dopo il rientro.

 

 

Abbiamo formato una comunità, una rete di amiche e amici, di compagne e compagni che condividono la stessa storia, la stessa passione, l’essere tutti membri dello stesso partito. E vogliamo imparare, formarci e riportare sui nostri territori, subito, quello che abbiamo ricevuto. È stato davvero illuminante confrontarsi con esperienze e problematiche diverse, e perché no, provare a cercare insieme una risposta. Non è alla fine quello che succede in ogni scuola, tra compagni di classe?

Abbiamo visto in questi due giorni una cosa veramente entusiasmante: il Pd unito. Di cui noi, primi virgulti dell’esperienza democratica scevri dalle sovrastrutture dei tempi passati, come bene ha precisato Veltroni, abbiamo il diritto di sentirci protagonisti.

Ecco, è in queste occasioni che si riscopre la fiducia nella politica. Che si vede quante belle persone popolano il nostro partito. Che si gusta la complessità.

Questo è il Pd: un partito in cui i giovani vengono formati  e, alla fine, incoraggiati, come ci ha spronato Matteo Renzi in chiusura con il suo appello (“Candidatevi!”) e con l’invito a vivere il nostro impegno con uno spirito felice e gentile.

Cos’è classedem? Un’esperienza illuminante. E siamo solo alla prima.

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