Cosa è stata davvero Mani Pulite. Ma non ditelo a Travaglio, e neppure a Bianca Berlinguer

Il Fattone
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Il regimetto ha bisogno dei suoi miti e delle sue falsificazioni per procedere spedito nella demolizione dello stato di diritto e della civiltà democratica

Marco Travaglio è ormai dappertutto: nella dilagante costruzione dell’“egemonia grillina” – cioè populista, giustizialista e fascistoide – denunciata nel giorni scorsi da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, il Direttore di Bronzo ha oramai assunto un ruolo centrale, grazie ad un monopolio pressoché assoluto dell’informazione politica televisiva. Dopo La7, che lo ospita praticamente tutti i giorni, ieri anche Rai3 gli ha spalancato le porte del prime time.

Bianca Berlinguer – che grazie all’epurazione renziana oggi conduce una striscia quotidiana sulla terza rete nonché l’unico talk show politico di prima serata del servizio pubblico – ha invitato Travaglio a commemorare il venticinquennale di Mani Pulite: che sarebbe un po’ come invitare un redattore della Pravda degli anni Cinquanta a celebrare i grandi successi di Stalin. Uno sguardo oggettivo e una grande capacità critica, insomma – appena compensati dal fatto che il giornale di Travaglio sul tema ha appena pubblicato un libro adulatorio, e un po’ di pubblicità gratuita a spese dei poveri italiani costretti a pagare il canone Rai ha sempre la sua utilità.

Sia Travaglio sia Bianca Berlinguer, chissà perché, si sono però dimenticati di citare i dati reali della più grande e più popolare inchiesta del dopoguerra. Lo facciamo noi, a futura memoria. Nel solo filone milanese di Mani Pulite furono indagate 4.520 persone, da cui derivarono 3.200 richieste di rinvio a giudizio (1.320 atti furono invece trasmessi ad altre autorità giudiziarie). Fra i 3.200 rinviati a giudizio, 620 hanno patteggiato di fronte al gip e altre 635 sono state prosciolti. A processo sono arrivati dunque 1.322 imputati: 661 sono stati condannati, 476 sono stati assolti.

In totale, dunque, su 4.520 cittadini finiti nelle mani del pool, e su 3.200 rinviati a giudizio, le condanne sono state 1.281 (965 per patteggiamento) e 1.111 le assoluzioni e i proscioglimenti. Meno della metà dei processati e appena un quarto degli indagati ha avuto una condanna: il che significa che più del 50% di quei processi e di quegli arresti (“Noi incarceriamo la gente per farla parlare. La scarceriamo dopo che ha parlato”, diceva allora il procuratore generale Francesco Saverio Borrelli) potevano non essere fatti, o non andavano fatti.

Poi ci sono i suicidi (“Si vede che c’è ancora qualcuno che per la vergogna si uccide”, disse il coordinatore del pool Gerardo D’Ambrosio a proposito della tragica morte di Sergio Moroni): 32 tra il 1992 e il 1994.

Questa è stata Mani Pulite: ma non ditelo a Travaglio, e neppure a Bianca Berlinguer. Il regimetto ha bisogno dei suoi miti e delle sue falsificazioni per procedere spedito nella demolizione dello stato di diritto e della civiltà democratica.

 

 

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