Cosa dobbiamo alle vittime?

Terrorismo
epa05425806 Crime scene investigators work on the 'Promenade des Anglais' after the truck crashed into the crowd during the Bastille Day celebrations in Nice, France, 15 July 2016. French government announce a three days of national mourning after the attack in Nice. According to reports, at least 84 people died and many were wounded after a truck drove into the crowd on the famous Promenade des Anglais during celebrations of Bastille Day in Nice, late 14 July. Anti-terrorism police took over the investigation in the incident, media added.  EPA/OLIVIER ANRIGO

Nessuno, neppure il più volenteroso ottimista tra noi, può affermare che l’orrore di Nizza non venga replicato.

Un altro lupo solitario (?) ha sfogato la sua ferocia contro la folla inerme, stavolta lungo la Promenade des Anglais, nella città più italiana di Francia, in cui anche centinaia di nostri connazionali celebravano il 14 juillet, festa d’Europa. L’eccidio ha dilaniato le carni di decine di persone nel mezzo di una festa popolare, forse la più significativa per la modernità, e proprio per questo precipitato nel lutto una giornata carica di simboli come poche altre.

Tutto ciò è certo, sebbene sia possibile che l’attentatore materiale non ne fosse consapevole. Nessuno, neppure il più volenteroso ottimista tra noi, può affermare che l’orrore di Nizza (cosi come quelli che l’hanno preceduto per mano di terroristi che inneggiano al Dio più misericordioso), non venga replicato.

È anzi ragionevolmente probabile il contrario, e nessun silenzio scaramantico può esorcizzare quest’incubo. Che anzi va approfondito, affinché perda ogni alibi di fatalità storica, per venire ridotto a ciò che effettivamente è: la via scelta da una corte disperata di fedeli dell’Islam, per sfuggire all’impossibilità di soddisfare i bisogni materiali e identitari di un arcipelago sociale e geografico che a grande maggioranza si proclama musulmano

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