Cosa ci insegna la battaglia Report-Eni a colpi di tweet

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Eni twitter

Una realtà percepita come “lontana” si è fatta uguale a noi adottando il nostro linguaggio e dando una narrazione intrinsecamente positiva

A proposito della vicenda Eni/Report, entrata in meno di dodici ore a pieno titolo tra i case study per gli appassionati di comunicazione al tempo dei social network, al netto delle prese di posizione che si sono moltiplicate in queste ore (ha fatto bene Eni, ha sbagliato Report, è giornalismo, non lo è) è forse cosa utile provare a ragionare sulle “meta-informazioni” che la vicenda ci consegna.

Innanzitutto, il fatto a suo modo straordinario di una grande azienda che scende nell’agone dei social – che tutto livella – per dare la propria versione (ovviamente di parte) della storia. Al netto delle considerazioni sulla qualità e credibilità delle risposte, è una circostanza di per sé inedita e sconosciuta alla comunicazione 1.0. È vero che l’elemento scatenante e imprescindibile della fiammata social è stato il botta e risposta in tempo reale. Ma resta il fatto che una realtà percepita di norma come “lontana” (provate a chiamare il call center di Eni, per dire), si è fatta uguale a noi, è scesa (o salita) al nostro livello adottando in forma e sostanza il nostro linguaggio, da un lato dando di sé, a prescindere dai contenuti, una narrazione intrinsecamente positiva (trasparenza, chiarezza), e dall’altro confermando che i social network possono aprire possibilità prima impensabili per entrare in connessione immediata con le persone, quasi spiazzando e destrutturando le classiche dinamiche top down.

La seconda considerazione è sulla dinamica totalmente disintermediata, che unita alla diffusione del mezzo televisivo, scaturisce in una specie di “realtà informativa aumentata” il cui ultimo fruitore resta il cittadino, e prova ne sono i numeri degli accessi ai contenuti divulgati dai due account, molto superiori alla media. È vero che i numeri della tv restano lontanissimi, ma trattasi per ora di dinamica agli albori che nel frattempo dimostra di avere tra gli effetti una situazione win-win per le persone, che vedono moltiplicarsi e differenziarsi le fonti informative dirette. Dunque, non foss’altro che per questo, non può considerarsi che benvenuta.

A proposito di come tutto ciò interroghi la comunicazione politica, va ricordato che qualcosa di simile è accaduto con l’episodio della puntata di Piazza Pulita sulla riforma della scuola e le repliche in diretta su twitter dei parlamentari che l’avevano scritta. Anche in quel caso l’effetto in&out tra vecchi e nuovi media fu dirompente, ma se la sfida è rendere norma quello che finora è stata l’eccezione, la risposta non può che venire da nuove forme di organizzazione e di supporto dei contenuti disintermediati che rendano i cittadini, oltre che i principali e ultimi fruitori, sempre più protagonisti attivi.

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