Cosa ci dicono i lupi di Rouen

Terrorismo
I soccorsi
In this grab made from video, emergency services transport a person into a waiting ambulance in Normandy, France, Tuesday, July 26, 2016. Two attackers seized hostages in a church near the Normandy city of Rouen on Tuesday, killing one hostage by slitting their throat before being killed by police, a security official said. The identities of the attackers and motive for the attack are unclear, according to the official, who was not authorized to be publicly named. (BFM via AP)

Andare in chiesa, anche in Francia, nel cuore laico e tollerante d’Europa, può diventare, o tornare ad essere, una scelta pagata con la vita

Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”, dice Matteo (10,16). È il passo del Vangelo che sgorga spontaneamente, dalla mente e dal cuore, appresa la terribile notizia del martirio di Rouen. Attenzione: le pecore mandate in mezzo ai lupi, non i lupi che aggrediscono le pecore. Questo capovolgimento cristiano della logica umana suona normalmente comprensibile nelle terre di missione, in quei contesti storici e geografici nei quali professare la fede cristiana, la fede nel dio crocifisso per amore, è stato per secoli ed è ancora oggi una scelta che si paga con l’emarginazione, la persecuzione violenta, fino all’effusione del sangue.

Rouen ci dice che può tornare esperienza di vita quotidiana anche da noi.

Andare in chiesa, anche in Francia, nel cuore laico e tollerante d’Europa, può diventare, o tornare ad essere, una scelta pagata con la vita. Daesh ha definito “soldati” i suoi lupi, prigionieri del loro odio fanatico. Ma che coraggio e che valor militare si deve mostrare per sgozzare qualche povera pecorella, come l’ottuagenario sacerdote, che dedicava gli ultimi giorni della sua vita, sulle orme di papa Francesco, alla causa del dialogo tra le religioni e prima ancora tra gli uomini di buona volontà?

La frase successiva a quella delle pecore in mezzo ai lupi è, nel Vangelo di Matteo, non meno folgorante: “siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe“. Agostino definisce la semplicità delle colombe come la scelta dei cristiani “di non nuocere a nessuno”, di non rispondere secondo la legge dell’occhio per occhio, dente per dente.

Le pecore non possono farsi lupi, devono restare semplici e disarmate come le colombe. Ma devono farsi serpenti: con le loro spire devono difendere la loro testa, il loro capo, la fede in Gesù Cristo. Devono difendere ciò che rende le pecore diverse dai lupi: in termini cristiani diremmo la fede, la speranza, la carità. In termini laici, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità.

Conclude Agostino: “perché avrebbero dovuto temere d’andare tra i lupi coloro con cui c’era l’Agnello che ha vinto il lupo?”

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