Cosa c’entrano le riforme con il fascismo?

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L’esempio di Mussolini dimostra che non sono le regole istituzionali a portare alla dittatura, ma le condizioni politiche e sociali del momento

Leggo che secondo alcuni uno dei pericoli insiti nella riforma costituzionale promossa dal governo sarebbero l’accentramento del potere e la possibile involuzione in chiave non democratica delle istituzioni. Al di là dell’impossibilità di prevedere il futuro di scenari così complessi, è mia opinione che si possa cercare nel passato, in precedenti vicissitudini politiche italiane, un elemento di riflessione.

In Italia si è verificato, nel 1922, un caso di involuzione del sistema democratico: Mussolini prese il potere, e lo trasformò in pochi mesi in una dittatura governata dal fascismo; è un caso preso dalla realtà, e non troppo lontano nel tempo. È interessante notare come le premesse che portarono alla dittatura non avevano alcun legame con la legge elettorale e i regolamenti istituzionali dell’epoca.

Nelle elezioni del 1921, con una legge elettorale di tipo proporzionale, Mussolini entrò in parlamento con una aggregazione politica – i “Blocchi nazionali” – che ottenne il 19,7% dei voti, dietro a socialisti (24,7%) e popolari (20,4%). Eppure, forzando le istituzioni con la “marcia su Roma”, il re si convinse a nominare Mussolini primo ministro, il che portò alla formazione di un governo con l’appoggio di una serie di partiti tra cui il Partito popolare e altre formazioni “liberali”. Il 17 novembre 1922 nasceva la dittatura fascista, e questo fardello, alleviato dalla Resistenza, lo portiamo ancora oggi.

Da quello che si può desumere dalla storia del nostro Paese, un sistema elettorale di tipo proporzionale non può garantire la tenuta di un sistema democratico, nemmeno quando la formazione politica che porterà alla dittatura è molto al di sotto della maggioranza assoluta: difatti quando si forzano le istituzioni e i loro garanti con l’intimidazione e la violenza, quando vi è un sistema di collusione fra garanti e partecipanti al sistema democratico, le regole istituzionali – qualsiasi esse siano – possono essere stravolte, e l’unico argine alla dittatura è una fortissima forma di disobbedienza civile.

Le condizioni politiche e sociali dell’epoca hanno portato l’Italia al fascismo, non certo la legge elettorale o le regole istituzionali: l’una e le altre sono le prime vittime del processo di instaurazione di una dittatura, e i loro principi vengono disconosciuti in nome di un inamovibile autoritarismo.

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