Cosa c’entrano le dimissioni della Guidi con il referendum?

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Giuste le dimissioni della ministra Guidi, ma la sua vicenda non ha nulla a che vedere con il referendum

Giuste le dimissioni di Federica Guidi, ma totalmente fuorviante la polemica politica. Che le opposizioni chiedano maggiore chiarezza sulla vicenda è del tutto lecito. Ma che si sfrutti la vicenda per favorire la campagna elettorale del Sì al referendum del 17 aprile è alquanto fuori luogo, visto e considerato il fatto che il quesito referendario riguarda trivellazioni già in essere nei mari italiani – entro le 12 miglia – che coinvolgono migliaia di persone e nell’ambito delle quali Gianluca Gemelli (il compagno dell’ex ministro) ricopre un ruolo possiamo dire “marginale” se messo a confronto con il quantitativo di enti ed imprese coinvolti.

L’atteggiamento di Federica Guidi è certamente grave e politicamente incompatibile con il ruolo di ministro, ma le ragioni del Sì dovrebbero essere lo stesso valide a prescindere dal fatto se un ex ministro abbia premuto per favorire l’azienda estrattrice del proprio compagno nell’ambito delle cosiddette “trivellazioni” oggetto del referendum, visto e considerato il fatto che gli interrogativi che gli elettori dovranno porsi recandosi alle urne saranno di natura estremamente tecnica (se sia il caso di far proseguire o meno le trivellazioni, se sia opportuno proseguire su questa strada o se piuttosto sia più consono intraprendere direzioni alternative, ecc.) e non dovranno, invece, protendere per il Sì o per il No in base al fatto se alle trivellazioni abbia partecipato l’azienda di un compagno di un ex ministro, grazie ad un suo atteggiamento obiettivamente ambiguo e riprovevole.
In sostanza, sarebbe come dare contro la dottrina cattolica ed un cattolico alludendo ai preti colpevoli di pedofilia e non piuttosto entrando nel merito dei precetti e dei valori che caratterizzano questa dottrina religiosa

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