Cosa c’è dietro le frasi di Cuperlo

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Gianni Cuperlo, durante la convention della minoranza del Partito Democratico dal titolo: "A sinistra nel Pd, per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela". Roma, 21 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Cuperlo che di solito è molto sensibile a non strappare la tela, pur nel suo stile compassato stavolta è stato particolarmente puntuto

Alla vigilia non c’era aria di tempesta ma invece ieri la sinistra pd ha scatenato un temporale primaverile che ha sorpreso per virulenza e per il suo protagonista, un Gianni Cuperlo forse mai così diretto contro il premier-segretario (Guarda il video). In una situazione politica nervosissima, nel giorno dello sbarco a Roma dei pubblici ministeri di Potenza per sentire la Boschi, con le opposizioni sul piede di guerra, la violenta polemica della sinistra in Direzione è stata la ciliegina sulla torta.

La “radicalità” dell’attacco di Cuperlo ha sorpreso tutti, mentre l’altro leader della minoranza, Roberto Speranza che ha usato toni ugualmente severi ma più dialoganti. Una divisione dei ruoli concordata? Probabilmente no. Era scontato che nella riunione di ieri la sinistra criticasse ma senza rompere, perché non è certamente questa la situazione politica ideale per forzare, davanti a una doppia scadenza elettorale – trivelle e amministrative – e in presenza di un violentissimo attacco al governo che vede muoversi in sintonia tutte le opposizioni. Anzi, semmai Speranza nei giorni scorsi è stato molto attento a non mischiarsi con la “Santa Alleanza” populista che muove lancia in resta contro Renzi (e infatti il segretario-presidente ieri ha pubblicamente apprezzato il nyet di Speranza a Di Maio che gli chiedeva di appoggiare la mozione di sfiducia prossima ventura): e però, una volta chiarito che non intende intrupparsi con i grillino-leghisti, l’ex capogruppo ha reclamato chiarezza, discussione, trasparenza su come si prendono le decisioni, per esempio sulla questione energetica che proprio nella sua Basilicata sta toccando un epicentro con i risvolti che sappiamo.

Insomma, ha riproposto un’annosa questione del metodo non disgiunta da quella del merito, con un occhio – anzi, tutti e due – “ai compagni che si riconoscono sempre meno in questo partito”: e però questo è un modo costruttivo di discutere. Mentre Cuperlo, di solito è molto sensibile a non strappare la tela, pur nel suo stile compassato stavolta è stato particolarmente puntuto. Non si conoscono i motivi più reconditi di questa asprezza – ammesso che vi siano – ma certo è che ha puntato a far male (“Non sei all’altezza, ti manca la statura del leader anche se coltivi l’arroganza del capo”) ponendo particolare enfasi sul referendum istituzionale dell’autunno: “Non è il tuo referendum, più lo personalizzi e più alimenti le ragioni del dissenso anche nel tuo campo”: parole forti, non spiegabili solo con la battaglia per una “libertà di coscienza” sulla riforma costituzionale che è richiesta veramente difficile per non dire impossibile accogliere, nel momento in cui il governo ne fa – come ha detto Renzi – “lo spartiacque” della stagione politica.

La “radicalità” dell’intervento di Cuperlo ha colpito anche uno che lo conosce bene come Paolo Gentiloni che ha messo i piedi nel piatto, alludendo al sentimento di alcuni che Renzi sia ancora considerato “un intruso”. La verità è che probabilmente Cuperlo teme quella che Vincenzo De Luca ha chiamato il rischio di una “pulizia etnica”, di una estromissione da ruoli politici e istituzionali, un’eventualità che l’esponente della sinistra non ha menzionato direttamente ma che deve essere all’origine delle sue preoccupazioni visto che ha parlato di “concentrazione del potere nelle mani di pochi” e del “rischio che si spezzi l’ultimo filo” che lo lega al Pd. E la domanda è sempre la stessa: è destinato a spezzarsi, questo filo? Non si prevede. Almeno fino alla prossima riunione.

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