Corruzione, Italia sempre peggiore? No, ora è pronta a cambiare

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Per il rapporto di Trasparency International siamo uno dei paese più corrotti, ma molto abbiamo fatto e molto possiamo ancora fare

È risaputo che l’Italia non gode di buona fama quando si parla di lotta alla corruzione. Il rapporto di Trasparency International presentato oggi a Roma, purtroppo, ce lo conferma. Secondo l’opinione di uomini d’affari ed esperti nel settore siamo uno dei paesi più corrotti in Europa, peggio di noi soltanto la Bulgaria. Mentre a livello mondiale ci piazziamo al 61° su 168 nazioni. Rispetto allo scorso anno risaliamo la classifica di 8 posizioni, ma solo grazie al peggioramento degli altri. Il nostro indice di percezione della corruzione, infatti, è migliorato solo di un punto, passando da 43 a 44.

Non c’è certo da festeggiare. Eppure non è bronzo tutto quel che non luccica, perché qualcosa sta cambiando. Come commenta Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, “constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni”. Per Carnevali “la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. In questi giorni la Camera ha approvato le norme sul whistleblowing, le pubbliche amministrazioni stanno diventando via via più aperte e trasparenti, una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Azioni queste che denotano come una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res pubblica porti necessariamente un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti”.

Sul piano legislativo in questi ultimi tempi sono state approvate numerose leggi per combattere la corruzione, come quella che inasprisce le pene detentive e introduce l’obbligo della restituzione del maltolto da parte dei corrotti, la norma che rafforza il falso in bilancio (annacquato dal governo Berlusconi) e quella che istituisce il reato di autoriciclaggio. Risale a qualche settimana fa l’approvazione della legge delega sul Codice degli appalti, che riduce drasticamente il numero delle stazioni appaltanti e disinnesca il circolo vizioso delle varianti. Un settore quest’ultimo ricco di tangenti e bustarelle, come ci raccontano le cronache.

C’è poi il grande cantiere aperto della semplificazione amministrativa e della trasparenza, che rappresentano il fulcro della lotta alla corruzione. La complessità dei procedimenti e l’opacità della burocrazia italiana sono il brodo di coltura ideale in cui attecchiscono richieste estorsive e comportamenti illeciti.
Proprio la scorsa settimana, a tal proposito, il Consiglio dei ministri ha varato due importanti decreti: il Codice dell’amministrazione digitale (Cad) e il Freedom of information act (Foia). Il primo promette di rendere più efficiente il funzionamento della macchina amministrativa e di migliorare il suo rapporto con i cittadini, attraverso la digitalizzazione. Il secondo, invece, sancisce criteri oggettivi per la pubblicità e l’accesso ai documenti della p.a.. L’efficacia dei due decreti è ancora tutta da valutare, visto che non sono ancora stati resi pubblici i testi e che questi provvedimenti dovranno attraversare l’iter parlamentare prima di diventare leggi.

I lavori, quindi, sono in corso. “La battaglia per legalità e trasparenza – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, che ha partecipato alla presentazione del report – è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto ed anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato”.
Rispetto ai tentativi di riforma del passato, la maggior parte dei quali falliti, molto dipenderà dalla definizione di disposizioni chiare, stringenti e applicabili.

Al di là del varo di nuove riforme e leggi, la vera chiave di volta è culturale. Non solo la politica e la burocrazia devono fare la loro parte fino in fondo, ma anche la società civile deve sostenere, incoraggiare e pretendere che finalmente su questi temi si faccia sul serio, perché dalla trasparenza e dall’efficienza della pubblica amministrazione dipendono lo sviluppo dei territori e il miglioramento della qualità della vita.
Nonostante le difficoltà, i limiti e le resistenze tipiche di un sistema normativo e burocratico tradizionalmente ostile al cambiamento, oggi ci sono tutte le condizioni perché l’Italia possa finalmente, da un lato, cambiare concretamente la realtà delle cose e, dall’altro, risalire la classifica dei prossimi Corruption Preceptions Index.

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