Corbyn e una classe dirigente non all’altezza

Gran Bretagna
epa04887639 Candidate for the British Labour Party leader, Jeremy Corbyn during a press conference at Ealing Town Hall in west London, England, 17 August 2015. The labour leadership election will be announced on Saturday 12 September 2015. Jeremy Corbyn is one of the contenders in the British Labour Party leadership campaign, other candidates are Andy Burnham, Yvette Cooper, and Liz Kendall.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

L’ascesa di Corbyn non può essere considerata la sola risposta ad una voglia di cambiamento che anima i laburisti ma è soprattutto causata da un campo di candidati non all’altezza

A meno di due settimane dai risultati delle primarie per il nuovo leader del Partito Laburista in Gran Bretagna, viene ormai data per scontata la vittoria di Jeremy Corbyn. Uno sconosciuto sulla scena politica fino a pochi mesi fa, nonostante sieda in parlamento dal 1983, che ha animato la sfida ispirando tanti giovani e militanti storici della sinistra con un programma radicale e movimentista ala Podemos.

Già con Ed Miliband leader il partito laburista sposò una svolta a sinistra in confronto agli anni Blair/Brown, ma alle elezioni politiche dello scorso maggio i Labour hanno subìto una drastica sconfitta, consegnando il governo ad una maggioranza Tory per la prima volta dal 1997. Con cinque anni di opposizione davanti i laburisti si trovano di fronte ad un bivio; senza una svolta nel partito non ci sarà speranza contro i conservatori.

L’ascesa di Corbyn non può essere considerata la sola risposta ad una voglia di cambiamento che anima i laburisti ma è soprattutto causata da un campo di candidati non all’altezza. Burham e Cooper sono visti come ‘l’establishment’, carriere da portaborse e ricercatori parlamentari, mentre Kendall ha poca esperienza. Corbyn a 66 anni non può essere considerato il nuovo che avanza, propone ricette politiche che i laburisti hanno già archiviato dopo tante sconfitte elettorali. Ma per molti incarna una speranza di cambiamento e soprattutto di “normalità” in un Labour Party che da anni promuove politici di carriera con poca personalità. Il successo del SNP a Westminster, con tanti giovani parlamentari entusiasti nell’opposizione alle politiche di austerità del governo, ha mostrato all’opinione pubblica inadeguatezza del ‘front bench’ laburista.

Da leader Corbyn troverà una difficoltà enorme ad imporre il suo programma radicale ad un gruppo parlamentare che in stragrande maggioranza non lo ha voluto. Il vero rischio (e la speranza nemmeno tanto segreta dei Tory) è un indebolimento dei laburisti per colpa di lotte interne. Con le sfide future, tra cui il  referendum per decidere la rimanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europa, sarebbe un vero dramma trovare un Labour Party debole e senza una guida autorevole. Serve un Labour nuovo, con le energie di una nuova generazione che possa contrastare i forti tagli al welfare imposti dal governo Cameron e proporre in alternativa un programma serio di governo. Corbyn non rappresenta questo, ma il problema per i Labour è che manca una classe dirigente all’altezza delle sfide.

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