Corbyn è meno a sinistra di Lenin. E noi dove stiamo?

Sinistra
epa04887639 Candidate for the British Labour Party leader, Jeremy Corbyn during a press conference at Ealing Town Hall in west London, England, 17 August 2015. The labour leadership election will be announced on Saturday 12 September 2015. Jeremy Corbyn is one of the contenders in the British Labour Party leadership campaign, other candidates are Andy Burnham, Yvette Cooper, and Liz Kendall.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Per capire chi ha vinto e chi no, proviamo a chiederci su quali idee vogliamo costruire la nostra sinistra

Da qualche giorno la mia bacheca di Facebook è stata invasa da tre tipi di post: quelli che inneggiano alla vittoria di Corbyn, quelli che si disperano per la sua vittoria e quelli che invitano alla prudenza a all’attesa. Chiaramente il dibattito appassiona solo i miei amici di Facebook che, tendenzialmente, sono persone con una vita triste almeno quanto la mia.

La ragione dell’ansia dei miei “simili” è molto semplice: chi si dispera è perché intravede, in quella vittoria, una possibile crisi del renzismo; chi gioisce lo fa per lo stesso motivo, come chi invita alla prudenza. Mai una gioia.

Ma chi ha vinto? Sappiamo che Corbyn è più a sinistra di Milliband, ma, pare, meno di Lenin. Bene.

La percezione generale è che la nostra catalogazione degli esponenti politici sia un filino confusa. Mi spiego: quando si presenta un nuovo “personaggio” l’unica cosa che riusciamo a fare è di inserirlo tra altri due, uno un po’ meno a sinistra, uno un po’ di più.
Ciò che è sbagliato in questo ragionamento è che la sinistra viene identificata come qualcosa di già dato, di “sempre uguale”: una categoria dell’anima, un po’ come Mario Brega.

Tuttavia, all’interno del Pse vi sono molti partiti diversi che, un tempo, si sarebbero “scannati” tra di loro: ci sono i socialisti, ovviamente, poi ci sono i socialdemocratici, i laburisti, ovviamente ci sono alcuni comunisti e forse anche qualche repubblicano. È possibile anche che, in mezzo a tutti, ci sia anche qualche spartachista in incognito.

Infine c’è il Partito democratico. Ancora non è chiaro se è “democratico” perché si rifà alla lunga e gloriosa tradizione del pensiero democratico (“mica cotiche!” direbbe mia nonna) o se perché le cariche interne vengono elette democraticamente. Sono tesserato da un bel po’ e ancora non l’ho capito.

Capisco, però, che ormai queste distinzioni a sinistra non ci sono più e che ci vogliamo tutti un gran bene, tuttavia non vorrei che, al livello europeo, non ci si ponga il problema perché si teme che, venute a galla alcune differenze, salti tutto. La più grande arma delle destre è stata quella di averci detto che le ideologie sono morte non perché lo fossero effettivamente, ma perché morissero.
Come si sa, però, non si può dare la non-ideologia: essa, di solito coincide con quella dominante. Qual è la nostra ideologia, la nostra visione del mondo? Con Corbyn, chi ha vinto?

Io personalmente sento di aver vinto, ma, come dicevo all’inizio, sono una persona molto triste.

Solo una volta chiarito questo punto (cose noiose tipo “chi siamo?”, “dove andiamo?” ecc), al livello locale, nazionale e europeo potremo veramente capire chi ha “vinto” e chi no.

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