Contro la corruzione (e il giustizialismo) è più facile privatizzare

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Il leader del M5S Beppe Grillo nella sala stampa della Camera dei deputati durante una conferenza, 15 aprile 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Gestire meglio la pubblica amministrazione e ridurre il volume di denaro gestito dallo Stato può essere un’arma efficace per togliere fiato al populismo

Nelle parole pronunciate nei giorni scorsi da Piercamillo Davigo c’è un fondo di verità: di corruzione ne esiste ancora parecchia. Ma è molto pericoloso che un’alta carica ceda, semplificando il messaggio, alle frange dell’antipolitica.

La triste verità è che nel nostro Paese è più facile tifare per il giustizialismo che fare politica in prima persona. Non fare politica “perché è sporca” produce la profezia che si autoavvera.

Oppure si costruisce uno Stato di polizia come vorrebbe il Movimento Cinquestelle, con l’algoritmo dal nome in codice che si auto-trolla, che incrocia tutti i dati delle anagrafi tributarie mondiali, con un’opinione pubblica in mano a fonti di disinformazione, con il sostegno della magistratura che ricomincia la sua battaglia destabilizzante. Un enorme potere in mano a un gruppo impreparato a gestirlo significa solo una cosa, che qualcun altro lo gestirà al posto loro: una dittatura invisibile, in buona sostanza.

Temo che pochi conoscano le origini liberali del garantismo, o le più antiche fondamentali risoluzioni come l’habeas corpus che ha avuto il merito di difendere l’individuo dai potenti (re o signorotti locali). Vale sottolineare che il garantismo tutela soprattutto gli innocenti, perché il discorso “non mi riguarda, io non rubo” viene contraddetto dalla storia: in epoca staliniana ogni cittadino sovietico perfettamente innocente poteva sparire in un Gulag, con prove costruite ad arte e confessioni estorte con la violenza. Il terrore è la forma di potere arbitraria per eccellenza, perché dimostra in tal modo di non avere limiti (un consiglio: rileggersi anche Hannah Arendt).

Ora, mi immagino già le risposte piccate dei giustizialisti nostrani: “non c’è dittatura qui, la magistratura è separata dal governo”. A me interessa e preoccupa il disegno: accuso un innocente che mi dà fastidio, gli faccio un processo mediatico basato sull’avviso di garanzia, sui social si alzano schiere di indignati (come per Doina che deve marcire in galera), si distrugge una vita che, probabilmente, abbandonerà per sempre la politica, anche a sentenza di assoluzione con formula piena avvenuta. Un modo pratico ed efficace per eliminare il dissenso.

Comunque ringrazio Davigo per aver sollevato un tema molto importante. La corruzione c’è soprattutto perché lo Stato si occupa troppo di economia e gestisce un volume eccessivo di denaro, non è facile controllare spese per svariati miliardi di euro all’anno (un centinaio solo per la sanità).

La soluzione migliore, se non si vuole accettare la costituzione di uno stato di polizia, la conosciamo già, ed è piuttosto semplice: privatizzare il più possibile. Se si ritiene che in alcuni settori il fallimento di mercato sia più probabile, dovremmo almeno avere il coraggio di impostare una gestione della PA più improntata a criteri manageriali e meritocratici. Per quanto riguarda gli acquisti della PA, la privatizzazione della centrale d’acquisti è una scelta semplice ed estremamente efficace: si fissano obiettivi annuali di risparmio e qualità degli acquisti ed è chiaro che al primo caso di corruzione l’azienda che si aggiudica l’appalto lo perde al volo.

Strade percorribili, con alcuni vantaggi di efficienza e contrazione della spesa pubblica, per cui occorre una cultura contraria alle facili retoriche dei beni comuni.

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