Contro il randagismo è necessario un miglior coordinamento dei comuni

Animali
20090317  PALERMO - SOI - EMERGENZA RANDAGI IN SICILIA. A PALERMO IMPERVERSANO BANDE DI CANI.

Stanno per lo più nel centro storico, nei luoghi frequentati dai turisti, al porto, cattedrale, palazzo dei normanni e municipio.

Non disdegnano neppure i posti "istituzionali", come questura, tribunale, comando dei carabinieri, ospedali, università e addirittura la  prefettura.

ANSA/FRANCO LANNINO

Il randagismo è un fenomeno complesso e strutturale, che deve essere affrontato attraverso un approccio integrato

Nella nostra società è ormai diffusa una sensibilità trasversale in tema di benessere animale, una trasformazione culturale parallela a quella avvenuta a livello europeo e recentemente sancita dal riconoscimento degli animali come esseri senzienti, all’articolo 13 del Trattato di Lisbona, in vigore dal 2009.

Come Responsabile Pd del Settore Tutela e Salute Animali, da anni lavoro perché questa raggiunta consapevolezza si rifletta nelle politiche in materia, contando sul prezioso contributo di associazioni animaliste, cittadini e di molti colleghi.

Un lavoro complesso, attraverso il quale sono stati raggiunti importanti risultati, che siamo però spesso costretti a giustificare di fronte a chi, nelle istituzioni a livello nazionale e locale, ancora crede che sia legittimo considerare i diritti degli animali come interessi specifici di particolari ambienti, del mondo animalista o ambientalista. Sono invece, ce lo ricorda ad ogni occasione l’opinione pubblica, questioni etiche che riguardano tutti, veri e propri indicatori del livello di evoluzione sociale che abbiamo raggiunto.

L’Italia, seppur ancora con diverse lacune, dispone di una normativa avanzata in tema di diritti degli animali, raggiunta anche grazie al fondamentale contributo e all’impegno costante delle associazione animaliste, ma l’implementazione è ancora gravemente inadeguata.

Un’inadeguatezza particolarmente evidente per quanto riguarda l’attuazione concreta di quanto previsto dalla Legge 281/1991 in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo. Se da un lato questa legge è considerata estremamente evoluta, essendo ad esempio fra le poche in Europa ad aver introdotto il divieto di sopprimere gli animali abbandonati e randagi e di cederli per la sperimentazione, dall’altra continua ad essere attuata in maniera carente e disomogenea a livello locale.

Sappiamo che il fenomeno del randagismo è conseguenza di un problema primariamente culturale. A fronte di una sensibilità in tema di diritti degli animali sempre più diffusa, sono ancora numerosissimi gli abbandoni, fenomeno che notoriamente si amplifica in prossimità dei mesi estivi; e i casi di cani non regolarmente registrati all’Anagrafe canina, strumento fondamentale per garantirne la riconoscibilità e promuovere le adozioni responsabili; non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo di assicurare un programma esteso di sterilizzazioni per gli animali abbandonati, nonostante significativi stanziamenti annuali a questo fine, purtroppo recentemente decurtati; sono frequenti le denunce di mala gestione nei canili e le adozioni internazionali che sembrerebbero eludere i divieti posti dalla legge.

E’ innegabile che, sebbene il Ministero della Salute promuova e sostenga progetti a livello locale per campagne di sensibilizzazione per l’adozione responsabile e contro gli abbandoni, sono principalmente le associazioni animaliste e i volontari a sobbarcarsi, spesso a proprie spese, la gestione di un problema che non è stato ancora adeguatamente affrontato, a 15 anni dall’entrata in vigore della Legge.

La materia della salute e del benessere degli animali d’affezione è di competenza regionale. Gli amministratori locali sono i primi ad essere chiamati ad adottare misure adeguate per la prevenzione del randagismo e la tutela degli animali abbandonati, nel quadro delle legislazioni regionali.

Apprendo quindi con soddisfazione quanto dichiarato dal Presidente dell’ANCI Piero Fassino, che ha ribadito il suo impegno a proseguire e rafforzare il lavoro di coordinamento delle rete dei Comuni italiani istituendo un Tavolo che faciliti l’elaborazione di linee guida che permettano l’armonizzazione dell’attuazione concreta di quanto previsto dalla Legge 281/1991. Così come l’estate scorsa abbiamo appreso la buona notizia dell’intenzione del Ministro Lorenzin, che annunciò l’intenzione di convocare un tavolo di coordinamento con le organizzazioni dei medici veterinari e tutte le categorie interessate per affrontare congiuntamente il problema e valutare i termini di un aggiornamento della normativa.

Attraverso gli strumenti a disposizione del Parlamento, da anni mi impegno con diversi colleghe e colleghi perché il problema venga affrontato adeguatamente. Su questo tema, sono numerosi i disegni di legge depositati per rafforzare la tutela degli animali d’affezione, le interrogazioni parlamentari presentate per ottenere risposte dirette a problemi concreti, le mozioni condivise. Una mozione a mia prima firma, approvata a maggio 2015, ha impegnato il Governo a dare piena attuazione al riconoscimento degli animali come esseri senzienti, sostenendo, nelle opportune sedi europee e nazionali, il processo di elaborazione di una legge quadro europea sul benessere animale, la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo.

Il randagismo è un fenomeno complesso e strutturale, che deve essere affrontato attraverso un approccio integrato, basato su tre fronti paralleli e contemporaneamente fondamentali: rafforzare l’impegno nella prevenzione, attraverso campagne di sensibilizzazione e adozione responsabile, garantire l’effettività delle sanzioni per chi contravviene alla legge abbandonando o maltrattando animali, rafforzare il coordinamento e le sinergie fra istituzioni a livello nazionale e locale e organizzazioni della società civile attive nel settore, per assicurare un’adeguata tutela agli animali abbandonati, garantendo controlli periodici e criteri di valutazione omogenei su tutto il territorio nazionale.

Ribadisco il mio impegno a lavorare perché si realizzino e si rafforzino le sinergie necessarie per sradicare finalmente questo fenomeno indegno, che causa inaccettabili sofferenze ai tanti animali abbandonati da persone irresponsabili che violano la legge, purtroppo spessissimo impunemente, ma che ha anche significative conseguenze sul piano della salute pubblica e della sicurezza personale e stradale.

 

Sen. Silvana Amati

Responsabile Pd Tutela e Salute Animali

Vedi anche

Altri articoli