Condivido molte considerazioni del No, per questo voto Sì

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Si-referendum

Il referendum di ottobre è la chance di cambiamento per l’Italia. Possiamo votare a favore e provare a cambiare il nostro paese. Oppure votare contro e lasciare che tutto rimanga com’è.

Se avessi potuto scrivere le riforme istituzionali avrei scelto una legge elettorale uninominale maggioritaria come nel Regno Unito, con piccoli collegi dove si vota la persona e senza le preferenze. Avrei superato il bicameralismo perfetto eliminando il Senato e introducendo un sistema monocamerale, come durante la costituente propose con forza il PC. Sul rapporto tra Stato e regioni avrei ridotto drasticamente il numero di regioni per renderle più grandi e competitive a livello europeo e ne avrei rafforzato la vocazione legislativa e l’autonomia fiscale, oltre a eliminare le regioni a statuto speciale.

Condivido anche alcune sfumature e dubbi dei tanti intellettuali che sostengono il No al referendum, perché il superamento del bicameralismo perfetto è necessario, ma poteva essere utilizzato un metodo diverso. Anche il regionalismo dopo la riforma del Titolo V non ha sicuramente funzionato, ma andava modificato in altro modo.

Tante sono le soluzioni, ma tutti siamo d’accordo su questi due punti: il bicameralismo perfetto e il regionalismo post riforma del Titolo V sono un problema che blocca il nostro paese. Aggiungerei che dopo la sentenza 1 del 2014 della Corte Costituzionale, che dichiara illegittime alcune parti del Porcellum (la legge elettorale di Calderoli), per il premio di maggioranza troppo grande e per le liste bloccate, si tornerebbe a votare con il proporzionale puro al Senato, visto che l’Italicum vale solo per la Camera.

Al di là di tutto questo, la ragione per votare Sì al referendum é tutta politica. Credo che il Sì al referendum sia l’ultima possibilità che il nostro paese ha di cambiare e diventare più europeo, con dei governi stabili e autorevoli perché messi nelle condizioni di attuare il proprio programma di mandato.

La seconda parte della nostra Costituzione sull’ordinamento dello Stato è in contraddizione con i principi, sacrosanti, sanciti nei primi articoli: il valore del lavoro, la sovranità popolare, l’uguaglianza formale e sostanziale, i diritti inviolabili del cittadino.

Non stiamo discutendo di metodo, di cose che potevano essere fatte diversamente o meno, e neanche dei risultati del governo. La domanda che ci dobbiamo porre è tutta politica. Vogliamo cambiare l’Italia? Vogliamo mettere i governi, di qualunque colore, nelle condizioni di governare? Non si può discutere dei dettagli quando il problema è generale.

Un politologo americano che si chiama Kingdon spiega bene il funzionamento delle decisioni politiche. Questo autore afferma che nello spazio sociale si muovono 3 flussi indipendenti tra loro, il flusso dei problemi (problem stream), il flusso dei contenuti politici (policy stream) e il flusso del sistema politico (politics stream). Il primo flusso é il momento che trasforma una questione aperta, come la mancanza di riforme istituzionali nel nostro paese, in un problema da affrontare. Questo è avvenuto perché Napolitano ha posto come condizione della sua riconferma, la priorità delle Riforme Istituzionali nell’agenda politica. Il secondo flusso é quello dei contenuti delle politiche di riforma che nascono da studi, convegni e confronti, ma, nel nostro caso, in maniera particolare dalla continuità di argomenti che dalla commissione bicamerale Bozzi (1983-85) a quella Quagliariello (2013), nel mezzo ce ne sono state altre 6, arrivano fino ad oggi. Il terzo flusso è quello che ha trovato in Parlamento la maggioranza necessaria per approvare la riforma, prima con un accordo più largo che arrivava fino a Forza Italia, poi con numeri più stretti ma comunque sufficienti per andare avanti.

Quando questi flussi indipendenti si incontrano, in una sorta di “convergenze parallele” per citare Aldo Moro, si apre una “finestra di opportunità” che permette il cambiamento. Quella finestra è il referendum di ottobre, la chance di cambiamento per l’Italia. Possiamo votare a favore e provare a cambiare il nostro paese. Oppure votare contro e lasciare che tutto rimanga com’è.

Entrambe le possibilità sono un nostro diritto. Di una cosa dobbiamo però essere consapevoli, se votiamo No, non ci sarà un’altra possibilità. Quindi chi vota no, poi non si lamenti.

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