Con Saviano e Capacchione

Mafia
Lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista Rosaria Capacchione nell'aula 116 del Tribunale di Napoli durante il processo per le presunte minacce rivolte a lui e alla giornalista dai boss dei Casalesi Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine, 10 novembre 2014. ANSA/ CIRO FUSCO

L’Unità contro Vicenzo D’Anna che ha tirato a freddo contro Saviano e Capacchione, chiedendo che siano tolte le loro scorte

“La ferita provocata da una parola non guarisce”, ammonisce un vecchio proverbio africano. E se è così, proviamo anche noi allora a scagliare questo nostro giornale fatto di parole contro il senatore campano Vicenzo D’Anna, survivor nel gruppo Ala e reduce dall’esplosione dell’universo politico-parlamentare di Silvio Berlusconi e dal vuoto cosentiniano. Ha lanciato, contro lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista parlamentare Pd Maria Rosaria Capacchione, una delle nostre firme di punta, parole come macigni, un alone di sospetto che alimenta allusioni che alimenta chiacchiere che eccita la fantasia che riempie macchinette del fango e poi si starà a vedere. Gradito ospite di Un giorno da pecora, Rai Radio2, ha tirato a freddo contro Saviano e Capacchione, chiedendo che siano tolte le loro scorte, come se facessero da status symbol o fossero opional, a loro due che non vedono l’ora di tornare liberi ma forse liberi non lo saranno mai.

Contro Saviano ha sparato parole che non meritano aggettivi: “È un’icona farlocca che non ha mai detto nulla che possa infastidire la camorra. Se fosse per me, le toglierei la scorta”. Ha provato a recuperare (“frasi estrapolate dal contesto, nel corso di una trasmissione votata al paradosso”), ma ha sparso altre dosi di cinismo, spiegando che “…dovrebbero posare la scorta e lasciarla ai magistrati o quanti altri fanno veramente la lotta alla malavita. Il motivo per cui è stata assegnata è stato dimostrato essere inesistente”.

Beh, non c’è nulla di più imbarazzante che rinfrescargli la memoria, ricordare perché le vite dei due nostri colleghi, come troppi altri colleghi, sono da qualche anno nelle mani dello Stato per il coraggio di ribellarsi alla camorra, di raccontarla e denunciarla, e per avere il fegato di sfidarla a viso aperto. I profili di rischio non sono venuti meno, lo ha dovuto ricordare ieri il ministero degli Interni, e non competono certo né al senatore né agli interessati. Capacchione e Saviano, per ciò che rappresentano e per quello che scrivono e fanno, sono due bei simboli positivi. E benissimo ha fatto anche Valeria Valente, da candidata Pd a sindaco di Napoli, a ribadire chiaro e forte l’impegno totale contro mafie, corruzione, illegalità, e a rispedire al mittente il masso lanciato da D’Anna.

Vedi anche

Altri articoli