Con la Riforma voteremo i senatori due volte

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Aula del Senato durante il voto finale al decreto sulle riforme costituzionali, Roma 13 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

La prima volta con una preferenza secca per il consiglio regionale, la seconda scrivendo chi dal nostro collegio dovrà andare a Roma

Sono settimane ormai che mi diletto nella nuova professione dello “stalker da commento su Facebook”, a causa della marea di malainformazione e totale disinformazione che si annovera sulle bacheche dei miei connazionali.
E così, armato di enorme pazienza e di una buona lettura della Riforma, ad ogni considerazione sul perché si dovesse votare No rispondevo entrando nel merito.
Vogliono rivoluzionare i principi sacri della Costituzione! Mah, guarda, a dire il vero le modifiche sono permesse proprio dall’articolo 138 della Costituzione e questa Riforma non tocca i principi fondamentali.
E’ fatta in fretta! Guarda che ne parliamo da prima che nascessi e sono ormai 3 anni che questo testo è in discussione.
Risparmio minimo dei costi? Eccoti lo schemino e la somma finale: 500 milioni l’anno in meno.
Non si capisce bene? Non è mica un numero di Topolino, è la Costituzione! Leggiamola insieme, non è così male. E poi è passata decine di volte fra commissioni e aula.
Non serve riformare il titolo V? Spiegalo a chi si fa centinaia di km per trovare prestazioni sanitarie non presenti nella propria regione o dillo ai consiglieri regionali del Molise che passeranno da 12000 euro al mese a poco più di 2500.
Ma il punto su cui proprio non mollavano era il principio della sovranità popolare, sostenendo che con questa riforma il Governo volesse togliere loro il diritto di voto.
E qui ci si diverte con un test molto semplice.
Provate a chiedere loro il cognome di 3 Senatori che hanno votato e che sono stati eletti nella propria regione, collegio, circoscrizione, raggio di 200 km. I ben informati vi diranno quello più famoso del proprio partito, o il capolista che c’era in quella tornata, o il nome qualunque di un deputato, oppure cambieranno più semplicemente discorso, dicendo che “almeno è stato eletto”. Per un 26enne come me, che per il Senato non è mai andato a votare, capirete che è già divertente così. Ma se poi gli spiegate che con la legge Chiti-Fornaro il Senatore lo eleggeranno due volte, anche i detrattori del sì vanno in tilt.
Si perché noi passeremo veramente dal fare la X su un listino bloccato di nomi a scegliere due volte i nostri rappresentanti degli enti locali: la prima con una preferenza secca per il consiglio regionale, la seconda scrivendo chi dal nostro collegio dovrà andare a Roma.
E questa, permettetemi, è davvero una rivoluzione. Democratica, però.

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