Con il Sì impediamo al nulla di avanzare

Referendum
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Non si gioca il ruolo di Renzi ma la possibilità di avere un Paese più veloce

Se vincerà il No non sarà sicuramente la fine del mondo. Ormai siamo abituati alla nullità. Sarà sicuramente, quello sì però, un bel passo indietro.

È stato detto di tutto su questo referendum, eccesso di toni nel racconto, nella comunicazione, troppa personalizzazione. È vero. L’unico motivo è far capire con ogni mezzo possibile l’importanza di questo passaggio, quello referendario, perchè importante, apicale. Tranquilli, comunque tutti, se il “no” avrà la meglio sarà la pratica e tangibile dimostrazione che al popolo italiano, alla fine, va tutto bene così come è. Nessuna fine del mondo, resterà tutto così com’è.

Ma questo a prescindere dall’appartenenza politica a quello o all’altro partito, perchè qui no si gioca solo la partita tra PD ed altre forze, si gioca una partita importante per tutto il paese, non per il Governo Renzi, la Ministra Boschi. Si gioca, ed è un termine improprio e non mi piace perché non è affatto un gioco, il futuro delle nostre generazioni.

Se prevarrà il SI potremo contare su di un Paese con meno costi e meno poltrone, più territorio espresso attraverso un senato delle autonomie, meno enti inutili e costosi, più razionalizzazione della macchina Italia. Ciò che in fondo volevamo, tutti. Il superamento del sistema barocco del bicameralismo perfetto, che è risultato essere un forte elemento di debolezza del Paese, in discussione sin dalla sua istituzione, sarà lo strumento necessario a velocizzare la legislatura.

Ciò non toglie il senso di democrazia, non pone l’uomo solo al comando. Offre, finalmente, la certezza che la discussione parlamentare possa produrre in tempi certi leggi, anche importanti, che porteranno l’Italia a crescita di stima e riguardo nei consensi all’estero. Crescita economica, e nuova cultura per maggiore competitività dei territori. Che la crisi sia profonda è indubbio, e che richieda «risposte» dalla comunità internazionale lo è altrettanto. Nonostante gli sforzi ancora il lavoro stenta a ripartire, anche se il Jobs Act ha dato forti segnali.

Ma ciò che serve è una strategia forte e mirata. L’Italia deve diventare appetibile e luogo di investimenti per i prossimi anni. Solo così si possono migliorare le condizioni dei cittadini. Turismo, Cultura, imprenditoria, sviluppo infratrutture. Litalia ha da insegnare sulle grandi capacità, non dimentichiamolo.

Se gli italiani capiranno l’importanza di tutto questo vincerà il SI. Diventeremo un Paese più agile, più forte e più semplice, snello, allo stesso tempo.

Per come è stata posta sin dall’inizio la questione referendaria è certamente naturale che alla supremazia del NO si creerebbe immediatamente un problema politico. E, quindi, chiediamoci le ripercussioni che subirà il nostro Paese. Non abbiamo certo bisogno di continuare con quella palude che da anni ed anni ci contraddistingue, specie come immagine all’estero. Chi mai potrebbe investire in un luogo dove per decidere occorrono anni ed anni, sempre sperando che un Governo non cada, e dovrebbe ripartire tutto daccapo?

Chi investe, creando così posti di lavoro, economia, ripartenza per tutti, chiede a gran voce velocità e snellezza burocratica. Chiede riforme che diano stabilità, chiede tasse più basse, chiede agevolazioni per le assunzioni. Chiede meno costi e più risorse destinate al welfare state.

Senza ciò, solo un paese ai margini. Questa riforma costituzionale ha avuto modifiche concertate tra le varie forze politiche al Governo, attraverso decine di migliaia di emendamenti, sei letture tra le due Camere. E’ stata votata in quasi totale unanimità dal PD, e non può venir sottesa solo perchè è Renzi ad aver avuto questo compito.

Ricordiamolo, è stato il Presidente Napolitano, accettando nuovamente l’incarico di Presidente, togliendoci dall’empasse, ad aver preteso l’impegno del Governo a guida Renzi, sulle modifiche costituzionali. Compito che è stato affidato, poi, alla ministra Maria Elena Boschi. Chi sta lavorando sodo per convincere gli indecisi a votare No, sarebbe bene che si interrogasse su tutto ciò, e si dovrà anche prendere tutta la responsabilità di dire al popolo italiano che se non ci sarà lavoro, e molto altro, sarà stato perché nulla più dell’immobilismo deve venir garantito. Si prenderà anche il grande onere, ma non onore, di vedere cadere un Governo per fare spazio a chi sta già avanzando e dando pessima mostra di ciò che è: il nulla che avanza. Quel “nulla” che fa presa alla pancia della gente che soffre, e che chiede solo di migliorare. Legittima richiesta, nulla da eccepire.

Il salto in avanti, però, lo si fa dandosi tutti fiducia e sopratutto comprendendo da soli, in prima persona, studiando, chiedendo, informandosi e non facendosi convincere, nè da una parte né dall’altra, sulla necessità di cambiare alcune parti della Costituzione che bloccano, di fatto, l’Italia da sempre. Non si convince nessun cittadino, al massimo si posso portare per mano a maggiore consapevolezza per una decisone che davvero è la loro, nell’intimo.

Brexit ci ha dato una grande lezione. Se oggi potessero tornare a votare al referendum vincerebbe l’esatto contrario: il rimanere in Europa. I cittadini inglesi, da una ricognizione fatta attraverso sondaggi, hanno ammesso di non aver abbastanza capito ciò che andavano a votare. Credo che questo debba far riflettere molto sulla pericolosità di non conoscere abbastanza il “merito”; delle Riforme e non la leadership che rappresenta Matteo Renzi. Ci sarà un Congresso per cambiare il segretario. Ci saranno le elezioni per cambiare il Premier ed il Governo. Ma per cambiare l’Italia basterà un SI. E l’Italia darà dimostrazione di grande intelligenza al resto del mondo.

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