Con il Mondiale allargato si rischia l’impoverimento tecnico

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La Fifa ha deciso che dal 2026 le squadre partecipanti ai Mondiali di calcio saranno 48, una decisione che permetterà a tante realtà di calcare i campi dell’importante manifestazione

Il calcio è lo sport più popolare e seguito al mondo, ha un bacino di appassionati che nessun altro sport al mondo può vantare. La manifestazione per eccellenza del calcio è il Mondiale, che a cadenza quadriennale vede le squadre nazionali sfidarsi per la conquista della Coppa del mondo. Il Mondiale di calcio è la competizione sportiva più seguita, con un pubblico superiore alle Olimpiadi.

La popolarità del calcio è pari solo agli interessi che girano intorno al pallone. Da anni ormai quella che per molti è una passione è diventato anche un remunerativo affare. Questo meraviglioso sport è diventato sempre più planetario, con nuovi mercati da soddisfare – Cina, Usa e Paesi arabi in primis- e interessi di nuovi investitori che vedono nel calcio un modo per fare guadagni.

Ora la Fifa, l’organo di governo del calcio mondiale, ha annunciato che dall’edizione del 2026, quella precedente al Mondiale del centenario, le squadre che prenderanno parte al campionato saranno 48 e non più 32. Nella prima edizione, nel 1930 in Uruguay le squadre che hanno partecipato al Mondiale – Coppa Rimet – erano appena 13. Per molte edizioni le partecipanti sono state 16, mentre dal 1982 si è passato alla formula a 24 squadre.

Il Mondiale di Spagna, che negli italiani provoca sempre ricordi eccezionali, è stato il primo Mondiale allargato. Sempre più nazioni avevano fame di calcio e la Fifa allora ritenette opportuno allargare il numero di squadre. Per quattro edizioni la formula rimase identica, con qualche differenza nella seconda fase, mentre dal Mondiale di Francia 1998 si passò alla formula delle 32 squadre, che ancora oggi è in vigore.

L’allargamento a 32 rispondeva a due esigenze, la prima l’esigenza di avere più rappresentanti di continenti come Asia e Africa che finora erano rappresentate da poche squadre, e la seconda quella di armonizzare il calendario facendo qualificare agli ottavi le prime due squadre senza ripescare le migliori terze.

La decisione di far disputare le fasi finali del Mondiale a 48 squadre è stata presa oggi dalla Fifa, ma l’idea era da tempo nell’aria. Le 48 squadre verranno divise in 16 gruppi da 3 squadre, con le prime due qualificate per i sedicesimi di finale. Sicuramente un’operazione che porterà più introiti – secondo uno studio il Mondiale a 48 varrebbe 605 milioni di euro in più rispetto alla formula con 32 squadre – ma anche a costi aggiuntivi per le nazioni ospitanti, perché con un numero maggiore di partite saranno necessari un numero maggiore di stadi. Si pensa che una nazione da sola difficilmente possa ospitare un Mondiale con la nuova formula, e per questo già si pensa ai ticket, in stile Mondiale di Giappone e Korea nel 2002.

L’opinione di molti commentatori, e anche la mia personale, è che con 48 nazionali il livello tecnico del Mondiale verrà impoverito. Sì perché con 48 squadre si avrebbero molte nazionali di livello medio-basso, che porterebbero i mini-gironi ad essere poco più di una formalità per le big, con partite dal contenuto tecnico mediocre. Certo in 9 anni probabilmente il livello medio del calcio mondiale potrebbe crescere ancora, ma comunque non a sufficienza per avere dei gironi equilibrati.

La scelta della Fifa sembra dettata più dall’esigenza di ulteriori introiti e di ricevere un sostegno per i vertici dell’organizzazioni da parte delle federazioni dei Paesi calcisticamente meno importanti, piuttosto che dalla voglia di rendere il campionato più spettacolare.

Comunque la competizione si svolgerà come già avviene in 32 giorni, e le Nazionali che raggiungeranno la finale disputeranno al massimo 7 partite. La decisione non è piaciuta i club europei, con L’Eca – l’associazione che li riunisce – che commenta: “Una decisione politica, non sportiva”.

Dunque a 9 anni dalla sua prima applicazione questa nuova formula è già al centro delle polemiche, ma come sempre sarà il campo a decidere se la Fifa ha fatto la scelta giusta, anche se più dello spettacolo sul campo all’organo di governo del calcio mondiale sembra interessare molto di più gli introiti. D’altronde l’ex presidente Fifa Sepp Blatter ha definito il Mondiale “la gallina dalla uova d’oro”, una definizione che denota l’interesse da sempre avuto dai vertici per l’evento.

 

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