Compassione, comunità, identità: l’Italia supererà il dramma del terremoto

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Basilica di San Benedetto, dopo l'ultima forte scossa di terremoto nella zona rossa di Norcia, 31 ottobre 2016. ANSA/ CROCCHIONI

Domenica 30 ottobre è stata il peggiore dei risvegli…

Domenica 30 ottobre è stata il peggiore dei risvegli: la terra ha tremato ancora alle 7 e 40 con una violenza crudele che mi ha riportato alla memoria il drammatico sisma del 1980 in Irpinia. Avevo poco più di due anni e mi ricordo, come fosse ieri, alcune immagini: mia madre che corre con me in braccio, lo spavento delle persone, il neon del ricovero. E ogni volta che la terra trema, provo su di me quella stessa sensazione.

Questa volta l’epicentro ha coinvolto le province di Macerata, Perugia e Ascoli Piceno. In quei momenti che sembravano interminabili, mi è venuta in mente una sola parola: compassione, ovvero il patire insieme, il mettersi nei panni di un altro desiderando di alleviarne il dolore. Ho provato compassione vedendo le immagini di quei luoghi che ognuno di noi conosce, che appartengono a ciascuno di noi. Ho realizzato infatti che, sebbene in situazioni differenti, stavamo soffrendo tutti insieme. Stavamo provando tutti l’analoga sensazione di sgomento, che andava dal terrore di chi era lì, dall’apprensione di chi da settimane ormai convive con questo fenomeno, fino all’incredulità di chi era a km di distanza. E stiamo tutti ancora soffrendo insieme, come ha evidenziato anche Matteo Renzi durante la conferenza stampa del 31 ottobre. Dentro la compassione c’è tristezza, c’è paura, c’è sgomento, ma poi c’è anche il coraggio, che deriva dal sapere che non si è soli, che nessuno verrà lasciato indietro o dimenticato. E allora a poco a poco, un altro termine si è fatto spazio nella mia mente: comunità. Quante ne esistono? C’è quella tenuta assieme dalla generosità e dalla solidarietà, un dovere nei confronti di chi sta attraversando questo periodo critico. Proprio questa è stata la parola chiave usata da Vasco Errani domenica su Rai Tre: l’unica risposta è far rivivere la comunità e fare in modo che prevalga il senso di solidarietà. La priorità infatti è far sentire il nostro affetto a chi ha perso tutto, occuparci di loro, come già abbiamo dimostrato dopo il tragico terremoto dello scorso agosto, e manifestare la nostra vicinanza anche semplicemente inviando un sms al 45500.

La comunità è anche quella di chi lavora per tutti noi, soprattutto in casi come questo: lo Stato che ha dimostrato di esserci, la Protezione Civile, il personale delle Forze Armate, i volontari, i vari livelli di governo, dal Comune fino a quello centrale: tutti si sono mossi immediatamente.

Davanti a un terremoto è comprensibile che vengano meno le parole e così a parlare sono state le immagini. Sulla rete l’immagine più condivisa, una di quelle più angoscianti, ritrae ciò che resta della Basilica di San Benedetto di Norcia, sostanzialmente la facciata dell’edificio. Lì, come viene tramandato da secoli, un tempo sorgeva la dimora dei santi Scolastica e Benedetto, patrono d’Europa, ovvero u n’altra versione del termine comunità: quella che stenta ancora a considerarsi realmente come tale. Intanto, i monaci di Norcia dal loro account Twitter domenica scrivevano aggiornamenti per rassicurare sulle proprie condizioni di salute, per dire che la loro amata basilica purtroppo era crollata e che un destino analogo aveva riguardato altre chiese. Si legge sul loro sito web: “noi osserviamo e preghiamo, tutti quanti insieme dalla montagna, per Norcia e per il mondo. I frati vanno in città a trovare gli ammalati e gli sfollati. Come sempre, vi siamo grati per le vostre preghiere.”Già perché un’altra comunità è quella dei monaci che cerca di consolare e incoraggiare le popolazione grazie alla fede, quella stessa fede che ha riunito alcune persone in preghiera la mattina stessa davanti alle rovine della Chiesa. Anche questa un’immagine potentissima che ha fatto il giro del mondo grazie alla rete”.

Comunità dunque. “Io sono dell’opinione che la mia vita appartiene alla comunità, e finché io vivo, è mio privilegio fare per essa tutto ciò che posso (..) La vita non è per me una ‘breve candela’. È una sorta di splendida fiaccola che ho avuto in mano per un momento, e voglio farla bruciare nel modo più brillante possibile prima di consegnarla alle future generazioni “scrisse G. B. Shaw. Quella fiaccola mi fa venire in mente ciò che non deve mai spegnersi, l’identità di quei luoghi, l’anima di quei borghi meravigliosi. ‘Qualsiasi perdita di quel grande tessuto umano è una perdita per tutti noi”ha scritto sul Guardian Jonathan Jones lo scorso 31 ottobre. Proprio per questo la Basilica che verrà ricostruita, come ha affermato con orgoglio e determinazione Brunello Cucinelli in più occasioni, anche da qui, dalla Leopolda (un’altra comunità ancora, quella politica dove ministri e militanti, parlamentari ed elettori sono fianco a fianco senza pensare ai rispettivi ruoli ma solo per fare proposte). L’imprenditore, che fa della centralità dell’uomo la filosofia di quello che viene definito il suo “capitalismo etico”, in questi giorni ha ricordato la regola di San Benedetto: «Cura ogni giorno la mente con lo studio, l’anima con la preghiera e il lavoro». Cucinelli è molto legato a Norcia, per lui una città dell’anima. Le sue parole danno coraggio a tutti noi.

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