Comitati per il Sì, formazione, partito: così il Pd si rinnova

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Primo settembre - Bandiera Pd

L’apertura, non la chiusura, è l’antidoto migliore a scalate a suon di tessere. La sfida è promuovere iniziative ed elaborare nuove regole che favoriscano la partecipazione

È scandaloso ampliare la platea degli iscritti al Pd a partire dalla campagna di mobilitazione per il referendum costituzionale? Per alcuni evidentemente sì, visto che sui giornali sono già partite le polemiche: si vuole imbarcare chiunque: dunque è la nascita del Partito della Nazione, si afferma.

Ovviamente, prima del voto del prossimo autunno, ciascuno sarà libero di promuovere i propri comitati per il Sì (come per il No), tanto che già Area popolare e Ala hanno promosso il loro, al quale non risulta che il Pd abbia chiesto di aderire. I dem – si presume – organizzeranno la propria rete di comitati e le proprie iniziative autonome, cercando di coinvolgere quante più persone possibile. Resta da capire dove sia il problema se poi queste persone decideranno anche di iscriversi al Pd.

Si corre il rischio di fare di tutta l’erba un fascio, mettendo insieme le polemiche sui pacchetti di tessere che si spostano da destra in regioni come Sicilia e Puglia, con il voto sulle unioni civili, con la campagna referendaria. Il Partito della Nazione diventa così lo spauracchio non solo per denunciare pratiche deprecabili, ma anche per avviare una campagna congressuale permanente, che va anche a scapito dell’attività di governo e parlamento.

Alla base di ciò c’è non solo la consueta pratica di colpire il leader di turno, ma soprattutto una concezione novecentesca della militanza politica come elemento immutabile, una scelta di vita che accompagni dalla culla alla tomba. Di conseguenza, un partito dovrebbe impegnarsi esclusivamente nella difesa del proprio “zoccolo duro”, rinunciando a qualsiasi ambizione di espansione a nuove realtà, con il continuo riferimento a un “nostro popolo” ormai presente solo nell’immaginario di qualche dirigente.

Al contrario, il weekend appena trascorso ha mostrato un modello diverso di militanza e di coinvolgimento: a Roma si sono svolti contemporaneamente il secondo appuntamento con Classe democratica, la scuola di formazione del Partito democratico, e la Winter School di FutureDem, un’associazione di giovani, iscritti e non al Pd. Formazione, occasione di incontro e di scambio di idee, promozione di una nuova classe dirigente. Obiettivi importanti ai quali dovrebbe lavorare con più convinzione tutto il partito, collettivamente ma anche nelle sue singole componenti e nelle associazioni e fondazioni che lo sostengono (anche noi di Unità.tv abbiamo in cantiere qualcosa…). Accanto a queste priorità, vanno individuate le forme più opportune per allargare la partecipazione, per coinvolgere persone non impegnate attivamente in politica, ma che hanno idee e voglia di poterle condividere con altri.

Il referendum costituzionale rappresenterà solo un’occasione per fare tutto questo. È evidente che appuntamenti tematici possono essere molto utili per avvicinare chi è interessato e progressivamente “fidelizzarlo”. La sfida è quella di riuscire a istituzionalizzare questa attività, soprattutto sui territori, non limitarla a iniziative estemporanee, ma metterle in rete, renderle una delle funzioni principali dei circoli, sostenerle e incoraggiarle indipendentemente da chi le organizza.

Trasformare il contributo di idee in adesione al partito, l’apertura anziché la chiusura, è l’antidoto migliore a scalate esterne e truppe cammellate. Riuscire a regolare e favorire questo processo è il compito che deve guidare quella riforma delle regole interne che si aspetta ormai da troppo tempo. Su Unità.tv siamo pronti ad accogliere commenti, idee e suggerimenti.

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