Come ti ristrutturo il giornale

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È tempo di fusioni, di acquisizioni e di cambiamenti degli assetti proprietari nella carta stampata e nell’editoria in generale

È tempo di fusioni, di acquisizioni e di cambiamenti degli assetti proprietari nella carta stampata e nell’editoria in generale. In Italia e nel mondo. In Italia la partita principale (la metafora sportiva è d’obbligo) la sta giocando Urbano Cairo che proprio in queste ore rilancia la propria proposta per l’acquisizione del Corriere, come risposta al cambiamento degli equilibri nello storico giornale di Via Solferino, dopo l’accordo fra la Repubblica e la Stampa. L’offerta avanzata per Rcs è nota e l’entità è stata confermata ieri nel corso dell’assemblea della società. Negli Stati Uniti, sono in corso da qualche tempo, ristrutturazioni e cambiamenti negli assetti proprietari.

Il New York Times chiuderà il suo ufficio revisione e pre-stampa a Parigi, fondato nel 1887. Nel sito del quotidiano sono indicate le motivazioni di questa scelta, cioè la necessità di riorganizzare la struttura del giornale, semplificando il processo editing e stampa. La decisione è stata presa dopo che, qualche settimana fa, lo stesso giornale aveva annunciato di voler investire oltre cinquanta milioni di dollari in un piano triennale con l’obiettivo di aumentare l’audience digitale e l’internazionalizzazione.

In questi ultimi giorni, a entrare in azione è stato un’altra potente testata, Usa Today che è l’unico giornale statunitense ad avere  una dimensione nazionale, senza avere, cioè, particolari radicamenti in nessuna delle grandi città. La proprietà di Usa Today ha lanciato l’offerta per acquisire i due quotidiani più importanti della West Coast e del Midwest: Los Angeles Times e Chicago Tribune. Il valore dell’operazione si aggira sugli ottocento milioni di dollari. Raccontando questa vicenda, Federico Rampini ci permette di avere un’idea più precisa dell’operazione: Gannett con Usa Today e una miriade di altre testate è notevolmente il numero uno con una quota del 12% del mercato nazionale della carta stampata, e un fatturato di 2,9 miliardi.  Gannett vale il doppio della società di Rupert Murdoch, proprietaria fra l’altro del Wall Street Journal. Queste operazioni hanno un duplice obiettivo: stabilire nuovi equilibri nel rapporto tra politica e informazione e dare l’assalto alla grande torta della raccolta pubblicitaria, sulla quale si sono avventati i media digitali e i grandi social.

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