Come in Francia, la nostra riforma costituzionale porterà stabilità

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Francois Mitterand (1981-1995), ventunesimo presidente della Repubblica francese. ANSA

Chi contesta il combinato tra il ddl Boschi e l’Italicum non comprende la necessità di responsabilizzare maggiormente il governo

Nonostante le numerose critiche nei metodi e nel merito, risulta evidente quanto non sia più rinviabile la riforma della nostra Carta, che culminerà con il referendum confermativo dell’autunno 2016. La modifica, infatti, velocizzando l’iter legislativo con l’eliminazione del bicameralismo paritario, recherà una maggiore capacità decisionale ed una conseguente maggiore responsabilità al governo.

Chi contesta il provvedimento, criticando soprattutto il combinato con l’Italicum e riproponendo anacronistiche soluzioni elettorali proporzionali (ancorché pericolose per la stabilità del sistema nel nostro attuale contesto politico), non comprende che una maggiore responsabilizzazione del governo davanti al Paese non può che essere un fatto positivo, poiché in caso di successo o di fallimento sarà più semplice per i cittadini premiare o punire elettoralmente la forze politiche a sostegno dell’esecutivo.

Il referendum del 2016, dunque, sembra avere la stessa valenza storica ed istituzionale di quello del 1958 in Francia, quando Charles de Gaulle conferì solidità e stabilità alle istituzioni francesi, eliminando quello che il costituzionalista francese Carré de Malberg aveva definito “parlamentarismo assoluto”. Anche all’epoca non mancarono i detrattori, che si spinsero a definire la neonata Quinta Repubblica come “autoritaria”, ma i fatti hanno ampiamente smentito queste illazioni, dato che la Carta del 1958 ha fornito la necessaria stabilità al sistema, ma ha anche permesso il fondamentale regime dell’alternanza. Infatti, emblema del carattere virtuoso della Carta fu l’elezione all’Eliseo di François Mitterand, che, nonostante fosse stato uno dei più acerrimi oppositori del nuovo testo, si ritrovò ad essere il più longevo capo di Stato francese.

Oggi, come allora, la riforma costituzionale tenta di dare risposte al sentimento dell’antipolitica, valorizzando il fondamentale concetto della decisione e conferendo vivacità a un Paese, che spesso si è ritrovato bloccato dalla palude degli interessi particolari.

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