“Colata di cemento”. Il trionfo del mantra killer

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Non c’è paese al mondo che non cresca anche rinnovando e ampliando il patrimonio delle sue infrastrutture,

“La colata di cemento”. Un mantra killer con cui si marchia qualsiasi progetto di realizzazione di qualsiasi opera. E una volta apposta l’infame definizione va da sé che quell’opera è destinata la ludibrio nazionale.

Eppure non c’è paese al mondo che non cresca anche rinnovando e ampliando il patrimonio delle sue infrastrutture, che costituisco fra l’altro anche un buon volano per l’occupazione.

Abbiamo bisogno di linee ferroviarie ad alta e bassa velocità, di metropolitane, di porti, di strade, di linee elettriche, di impianti di smaltimento di rifiuti, di strutture sportive, di case bene costruite a basso prezzo. E di tante altre cose.

Le città hanno bisogno di essere continuamente rigenerate e migliorate nella qualità abitativa. In tutte le città del mondo sorgono grattacieli ed edifici tecnologicamente avanzatissimi, che a loro volta attraggono nuovi investimenti e popolazione qualificata.

Anche in Italia basta vedere l’effetto propulsivo delle trasformazioni urbane avvenute nella vecchia Fiera e nell’area delle ex-Varesine. Adesso tocca agli ex scali ferroviari e così la città si rinnova continuamente.

Roma nei decenni passati copiò da Barcellona il progetto “100 piazze”, somma di molti interventi di rigenerazione urbana. L’infrastruttura di Alta velocità fra Milano, Roma, Napoli, Torino ha cambiato in meglio la geografia di questa parte di Italia e dobbiamo augurarci che si estenda rapidamente verso Sud e verso Est.

I collegamenti orizzontali, dall’Adriatico al Tirreno, rimangono invece in quasi tutta Italia difficilissimi. Se i nostri nonni avessero dovuto affrontare la costruzione dell’Autostrada del Sole etichettandola come “una colata di cemento” saremmo ancora un Pese diviso e senza comunicazione fra Nord e Sud.

La “colata di cemento” è solo l’alibi di chi non vuole discutere nel merito e invece non sa e non vuole decidere.

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