Classe democratica, non siamo solo hashtag e distintivo (renziano)

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L’articolo del Fatto sulla nostra scuola di formazione puntava solo a farci apparire idioti. Punto per punto, cerchiamo di spiegare che non è così

Nell’articolo di Tommaso Rodano uscito sul Fatto dell’altro giorno riguardo alla scuola di formazione, di vero c’è soltanto che eravamo 370 e che siamo giovani. Tutti gli altri appellativi sono stati studiati per farci apparire completamente idioti. Procediamo per punti.

– Carini, ahimè, non lo siamo. In compenso, caro Rodano, tu sei molto affascinante. Basta vedere la tua foto su Twitter: piacione, riflessivo, che ama la montagna… ciò che più colpisce di questa tua foto forse è proprio la spontaneità.

– Super renziani non lo siamo. Ci sono, certo, ma la maggior parte è affetta da una grave malattia: il pensiero. Purtroppo ragioniamo e valutiamo il presente con categorie un filino più complesse rispetto a renziano e anti-renziano. È una brutta malattia, ma stiamo cercando di guarire. Io, per esempio, ho cercato di guarire lanciando sassi a tutti i gufi che vedevo finché la Lipu non mi ha fermato.

– Non avevamo il vestito marrone di Occhetto, hai ragione. Tuttavia mi hanno sempre insegnato che giudicare una persona da come è vestita è stupido o, come mi hanno insegnato i compagni più anziani, “un giodicare il mondo secondo categorie borghesi”. Spero di averlo detto bene perché l’ho imparato a memoria: non avendo un cervello è l’unica cosa che ci rimane.

– La scuola non si chiamava #classedem ma Classe Democratica, senza il “cancelletto”… poi certo capisco la difficoltà per i più di leggere ben 18 caratteri… a noi hanno insegnato a contare solo fino a 10 e #classedem cancelletto compreso sono 10 caratteri esatti… andando oltre siamo in seria difficoltà.

– Purtroppo le nostre idee sono oscure. Non pensiamo di essere la classe dirigente del futuro. So che è difficile da accettare ma, tranne il sottoscritto che sarà nominato capo del mondo, tutti gli altri lo fanno solamente mossi da passione. Anche su questo stiamo cercando di guarire, ma serve un po’ più di tempo.

– Capisco l’opinione sugli hashtag sul premier. Purtroppo se i giornalisti girano facendo queste domande idiote, le persone sono costrette a rispondere in maniera altrettanto idiota. Se a quelle domande noi avessimo risposto “signor giornalista, il suo eloquio indica la sua subalternità al pensiero dominante capitalistico borghese, che vuole un pensiero mercificato espresso in pillole” forse non avresti potuto scrivere l’articolo. Non hai capito? Lo abbiamo fatto per voi! Uno fa del bene e questa è la ricompensa?

– Manca lo spirito critico. Forse hai ragione. Anche qui, però, il problema è un altro: è chiaro che di politica non capisci nulla. Ora non pretendo di farti un corso qui (penso, però, che tu possa iniziare andando in sezione ogni tanto). Una persona che non si stupisce riguardo alle tessere di Cuffaro è una persona che sa come funzionano le cose. Purtroppo funziona così. Quello che si può fare è cercare di arginare il fenomeno il più possibile, esattamente come sta facendo Raciti o come ha fatto Orfini a Roma.

– Sui riferimenti culturali sono d’accordo. È uno scandalo che solo il compagno Burlando ti abbia detto Togliatti. Io personalmente oscillo tra Marx e Gramsci con, raramente, qualche sbandata verso Kropotkin… Però so una cosa che mi hanno insegnato. Aspett… com’era? Ah, sì! “Democrazia: la maggioranza governa, ma le regole del gioco si decidono tutti insieme”. Spero di averla detta bene, altrimenti Renzi si arrabbia e non mi fa più andare alla Leopolda.

– Sull’andamento della giornata mi pare sia andata molto bene. Pensa che non mi sono fatto nemmeno un selfie. Poi la sera abbiamo recuperato: c’erano centinaia di ragazzi e ragazze che si scattavano foto con la boccuccia in fuori. Quindi abbiamo intonato canti in onore di Maria Elena. Poi abbiamo preso dei gessetti, abbiamo scritto i numeri per terra e abbiamo giocato a “campana”. Purtroppo alla festa c’erano pure dei “gufi” che, invece, parlavano di politica: ‘sti scemi. La maggioranza di noi, però, ha cercato di essere gggiovane, perché è questo che conta.

– Gaber non so chi sia, ma in compenso mi piace molto Marco Masini… vorrei dedicarti anche io un verso di una sua canzone, ma ora non mi viene in mente. Vabbè, pazienza: evidentemente devo studiare di più.

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