Civitavecchia a Cinquestelle: storia di un dissesto annunciato

M5S
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Il piano per salvare il bilancio del Comune di Civitavecchia prevedeva, secondo il Sindaco M5S, la costituzione di un fondo immobiliare. Ma ecco cosa sta succedendo

L’esperienza amministrativa del Movimento 5 Stelle a Civitavecchia è ormai al tramonto come, purtroppo, era facile prevedere. La salvezza della città passava per il fondo immobiliare. Almeno questo è quanto andava propagandando la giunta a Cinque Stelle di Civitavecchia guidata dal Sindaco Antonio Cozzolino, la quale, invece, oggi sembra ravvedersi, avendo probabilmente le ore contate. Bloccata al palo fin dall’inizio del proprio mandato a causa dell’incapacità di badare all’ordinario e senza aver mai steso alcun progetto di sviluppo per la città, la giunta grillina sembrerebbe aver incassato l’ennesimo ko frutto della propria incapacità.

Il piano per salvare il bilancio del Comune di Civitavecchia prevedeva, secondo il Sindaco, la costituzione di un fondo immobiliare. Di cosa si trattava è presto detto: “valorizzare”, “ottimizzare” e “razionalizzare” 16 proprietà comunali, utilizzando strumenti urbanistici e di programmazione di pronta attuazione. Tradotto: svendere i gioielli di famiglia, tra cui immobili storici della città e luoghi di forte aggregazione sociale. Introito dell’operazione, su carta, 31.732.350 Euro. Le ragioni della scelta erano molto semplici: assicurarsi liquidità per coprire le difficoltà di bilancio che in quasi due anni di gestione pentastellata non sono state risolte, anzi, peggiorate.

In sostanza, il buco e l’acqua aumentano sempre di più. Che fare? Meglio vendere la barca. Così la delibera per la costituzione del fondo veniva portata in consiglio comunale ed approvata soltanto con i voti della maggioranza, tra le fortissime critiche dei cittadini, delle forze politiche di opposizione e perfino della società storica di Civitavecchia che non indugiava a parlare di “smania di togliere di mezzo il passato della città”.

Spina dorsale del piano di “valorizzazione” era la demolizione dell’ex mattatoio, dell’ex caserma Stegher (con lo sfratto di tutte le realtà che ne usufruiscono, per la realizzazione di un albergo), la demolizione dello stadio Fattori (per la creazione di una non meglio precisata area eventi e spettacoli con edificio a servizi), demolizione delle “casette di legno” di San Liborio (vale a dire abitazioni per persone con difficoltà economiche) e dulcis in fundo, per l’area di Fiumaretta (zona ricompresa in uno spazio fortemente compresso tra i moli industriali del porto ed il cimitero della città, contornato dal fetore di un fiumiciattolo mai bonificato) la realizzazione di un hotel da 150/200 camere e un centro commerciale di 50 negozi.

Veniva così pubblicato il bando pubblico per attrarre investitori al fine di salvare le casse comunali. Risultato: deserto. Intanto, però, la Corte dei Conti, già alcuni mesi addietro, aveva chiesto un piano dettagliato a causa delle anomalie contabili riscontrate. Senza di quello, secondo i giudici contabili, il baratro era inevitabile. Oggi sembra più che mai certo. Alla luce del probabilissimo fallimento sul bando prorogato per la terza volta fino al 21 Dicembre, cui si aggiunge quello sulle società municipalizzate ridotte a fucine di cassa integrati che tuttavia hanno ben saldi sulle poltrone revisori dei conti e consulenti tutt’altro che sottopagati, resta una giunta del nulla, ridotta a carta straccia dalla sua totale inadeguatezza.

L’amministrazione pentastellata che ha già portato al massimo le aliquote Irpef e Imu, aumentato del 10% la Tari e portato la tari dal 2% al 2,5%, e ridotto all’osso i servizi sembrerebbe pronta a dichiarare dissesto finanziario, tentando disperatamente di addossare colpe a qualcun altro, mettendo una città definitivamente in ginocchio. Ora non resterebbe altro per il Sindaco che dare le dimissioni, per aver distrutto Civitavecchia, rendendo palese una volta per tutte che la propaganda di un movimento non salva dall’incompetenza delle persone.

di Claudia Feuli Segretaria Gd Civitavecchia.

 

 

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