Cittadini truffati dalle banche. Colpa di chi non ha vigilato

Dal giornale
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Ho partecipato a un’assemblea di centinaia di obbligazionisti e azionisti della Banca Popolare dell’Etruria e della Banca Marche, organizzata da Federconsumatori e Cgil. Dico sinceramente: è stata una esperienza difficile, ma utile e necessaria

Le mie giornate ai tavoli organizzati dal Pd sono state particolari. Girando per la mia terra, l’Alta Umbria, ho trovato a Città di Castello, San Giustino, Citerna un clima incoraggiante.

Ho incontrato militanti ai banchetti (di tutte le “fedi religiose” interne al Pd) una volta tanto insieme a fare una cosa semplice e bella: incontrare i cittadini, parlare con loro, ricevere critiche, suggerimenti. Incontrare disagi, problemi concreti, ma anche sincere speranze e fiducia nella possibilità reale che l’Italia possa davvero farcela e il Pd compiere la sua missione: modernizzare e cambiare in meglio il Paese e la Politica.

La stessa impressione hanno avuto tanti altri dirigenti e militanti del partito con cui ho parlato, come quelli dell’ottavo municipio di Roma (Ostiense-Garbatella-San Paolo-ArdeatinoGrotta Perfetta) che seguo da qualche tempo con un incarico del tutto provvisorio e dal titolo un po’ inquietante di “sub-commissario”.

Insieme, dicevo. E il primo insegnamento che dovrebbe venirci da questa bella esperienza è proprio quello di disarmare ovunque quelle logiche correntizie che in giro per l’Italia hanno minato e ancora minano la vita quotidiana del Pd, per provare a ritrovare – appunto tutti insieme – una dimensione della Politica fatta di buone pratiche, gesti e testimonianze che possano far dire ai cittadini: questi fanno politica non per se stessi, per le proprie carriere, ma per la propria frazione, la propria città e regione, il proprio Paese. Politica e Potere, insomma, come mezzo per cambiare il mondo, non come fine. Tutto questo c’è nei nostri elettori. È diffusissimo tra iscritti e militanti. Meno nelle dinamiche dei gruppi dirigenti. Rovesciamola, almeno un po’, questa piramide!

Le mie due giornate mi hanno fatto incontrare altre realtà. Di un’Italia quotidiana. Sono stato a Gualdo Tadino, un comune umbro della fascia appeninica colpita particolarmente dalla crisi della ex-Merloni e del settore della ceramica. Ho partecipato a un’assemblea di centinaia di obbligazionisti e azionisti della Banca Popolare dell’Etruria e della Banca Marche, organizzata da Federconsumatori e Cgil. Dico sinceramente: è stata una esperienza difficile, ma utile e necessaria. Un “banchetto” in un clima di rabbia, ostilità, in certi casi di disperazione. Ma non mi sentivo fuori casa. Persone semplici e perbene, che si sono fidati della Banca e dei dirigenti che conoscevano da anni affidando i propri risparmi, il proprio Tfr, a quello che non ritenevano in buona fede essere un rischio. E si sono trovati con questi piccoli investimenti polverizzati. Sul banco degli imputati le banche, chi le ha portate sull’orlo del fallimento, chi non ha vigilato come forse avrebbe dovuto, magari impedendo di vendere a povera gente titoli così a rischio e in una situazione pre-fallimentare. Ma anche noi, il Governo, il Parlamento. Nel mio intervento sono stato interrotto da qualche urlo, qualche insulto, qualche improperio (devo dire comunque minoritari: la grande maggioranza dei presenti cercava di ascoltare e capire cosa aveva da dire un parlamentare del Pd). E ho provato a dirlo. Credo di esserci riuscito. Ho spiegato che senza il decreto del Governo quelle banche sarebbero saltate per aria, mandando in malora non solo quei titoli, ma anche depositi, conti correnti. Mettendo sulla strada centinaia e centinaia di dipendenti. Dando un colpo letale all’economia di quei territori. Creando prevedibili contagi al sistema, con reazioni a catena. Ho illustrato lo sforzo che Governo e Pd stanno facendo, in questo quadro, con i rigidissimi vincoli europei, per cercare di venire incontro proprio a loro, a quelle persone che avevo lì davanti (e a quelle dell’Aretino e della Toscana, delle Marche, di Ferrara o di Chieti). Ho parlato degli emendamenti presentati, del Fondo che abbiamo proposto di istituire con la Stabilità per questo scopo. E ho detto che uno sforzo maggiore deve essere fatto proprio dal sistema bancario, implementandolo quel fondo. In queste ore c’è una grave crisi di fiducia. Molti cittadini vanno nelle filiali a ritirare i depositi. C’è bisogno che il sistema bancario, anche in questo modo, dia un segno di lealtà e vicinanza alle persone perbene. Scendendo da quel palco non ho ricevuto applausi, ma neanche fischi e alla fine dell’assemblea sono state decine le persone che si sono avvicinate, stringendomi la mano e chiedendo di fare il possibile per dare risposte. Quella stretta di mano non era rivolta tanto alla mia persona, quanto a un parlamentare del Partito Democratico che aveva allestito (metaforicamente) un banchetto al Teatro Don Bosco di Gualdo Tadino, raccogliendo rabbia, disperazione, ma anche speranza. Mi auguro davvero che questa responsabilità venga esercitata anche da altre forze politiche, che dovrebbero aiutare a trovare soluzioni possibili e realistiche, invece di soffiare sul fuoco con argomenti demagogici e irresponsabili, illudendo i cittadini colpiti.

Le mie giornate dei “banchetti” hanno conosciuto un altro appuntamento. A Perugia, dove alla Cancellotti si inaugurava il restyling di uffici, ambienti. La Cancellotti è azienda leader nella sicurezza stradale (barriere, new jersey) e con una società di engineering esporta in tanti Paesi idee e brevetti per la produzione di questi materiali. Una gestione familiare coesa e intelligente. Un fatturato che cresce e con esso il PIL. Un nome che evoca anche glorie sportive (il tennista Francesco Cancellotti negli anni 80). C’era un bel clima, c’erano altri imprenditori umbri che mandano avanti le proprie aziende. C’erano i lavoratori con le loro famiglie e toccavi con mano la comunità di destino che c’è tra impresa e lavoro. Alla politica chiedono rispetto e sostegno. Nel senso di semplificazione, delegificazione, defiscalizzazione. La loro parte la fanno e ci chiedono di continuare a cambiare l’Italia. Pensate, l’anima dell’azienda, l’AD Maurizio Mariotti ha anche regalato alla città di Perugia il restauro del Grande Nero di Alberto Burri, che da troppo tempo guardava triste le migliaia di persone che passano nella splendida Rocca Paolina con le scale mobili che portano nell’Acropoli. Un modo di fare impresa attento anche alla cultura, al territorio. In questo caso di un’Umbria che ha problemi ma che non sembra proprio in letargo. Ecco, storie di ordinari “banchetti” del Pd, che in questo senso è davvero partito della Nazione, nel senso di confronto, dialogo, condivisione con l’Italia. Tutta intera.

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