Cinquestelle, solo chiacchiere e paranoie

M5S
Roberto Casaleggio in platea per assistere allo spettacolo di Beppe Grillo  "Grillo vs Grillo" al teatro Linear Ciak di Milano, 2 febbraio 2016. 
ANSA / MATTEO BAZZI

I grillini non votano la legge “Dopo di noi”, che stanzia risorse fino ad oggi mai neppure pensate per i disabili rimasti soli. E perdono l’ennesima occasione per mostrarsi una forza politica credibile

Avviluppati dai fumi dell’ideologia e della paranoia, ieri i grillini hanno votato contro una legge sacrosanta, “bella” – come l’ha definita Mario Marazziti, presidente della commissione Affari sociali, dove se ne era a lungo discusso – una legge giusta, attesa. Attesa soprattutto dai quei deboli che sono più deboli di tutti, le persone con gravi disabilità rimaste sole o con famiglie sprovviste di mezzi: cosa ci può essere di più tragico nella vita? Pochissime cose, forse nulla. Persone deboli per le quali si è fatto, e si fa, sempre troppo poco.

Con la legge detta “Dopo di noi”, che deve adesso andare al Senato, si stanziano 90 milioni per quest’anno e 150 nel triennio. Sono briciole. Ma briciole d’oro. Bisognerebbe fare tutti insieme una battaglia per aumentarlo, questo stanziamento, altro che aizzare polemiche. Ma insomma, chiudiamo gli occhi per un attimo e chiediamoci: cosa diavolo deve fare la politica se non aiutare chi soffre? Si fanno tante chiacchiere sul qualunquismo, sul populismo, sulla Casta, sui privilegi, sulle lotte di potere: poi un giorno la Camera dei deputati fa una cosa sulla quale la politica può ritrovare un senso, una credibilità, si sintonizza davvero sui bisogni degli italiani, e il M5S che fa? Preferisce far polemica. Vota no.

Si approva una legge sociale, su un tema sul quale non ci devono essere distinzioni faziose. E il M5S in versione Avanguardia operaia rispolvera slogan para-ideologici di trent’anni fa: ah no, non si deve ricorrere al privato. Come, non si deve ricorrere al privato? Ma stiamo scherzando? Non ci si rende conto che senza le cooperative e le strutture private che assistono quotidianamente i malati, i disabili, gli anziani questi nostri fratelli, padri, madri, amici maledirebbero la vita ogni attimo che passa più di quanto già non facciano, una volta privati di aiuto? Dicono i grillini: ma questa è l’ammissione che il pubblico non funziona. Bella scoperta. E dunque? In attesa che il welfare italiano diventi come quello svedese che si fa? Niente? Per non «arricchire le assicurazioni»?

E’ inquietante che in Parlamento ci siano ancora persone che vedono il privato come un male, come se decenni di pensiero solidaristico e di pratiche di sussidiarietà non fossero mai esistite, è desolante questo scattare di vecchissimi tic statalistici a cospetto di tragedie che vanno affrontate seriamente. È sorprendente che ci sia gente che non capisce come sia inverosimile che sia lo Stato e solo lo Stato a doversi far carico del bisogno delle famiglie del disabile: dire il contrario o è malafede o è ignoranza. Per non parlare poi delle paranoie, di questa sindrome da complotto più adatta a Scientology che a un partito politico.

Un esempio? Sempre ieri l’onorevole di Cinque stelle Matteo Dell’Osso, che ci è simpatico perché l’altro giorno ha mandato Gasparri «affanculo» (testuale, e ne aveva ben donde) ha criticato il trust previsto dalla legge, un istituto che serve per tutelare quei beni destinati dai familiari a un fondo appositamente istituito, assicurandosi così che il patrimonio verrà usato a beneficio della persona disabile con queste parole: «Noi non ci fidiamo di questa gente. Chi fa parte di questo trust che noi non sappiamo da chi è composto». Senza offesa, siamo fuori di testa.

«Non ci fidiamo»: ma sì, stessero sulle loro carrozzine, i disabili, come sempre, si arrabattassero per trovare due lire, inutile insistere, tanto «noi non ci fidiamo». Ma chi si fida più di questi paranoici? 

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