Cinquestelle, l’intolleranza al potere

M5S
La sindaca di Roma Virginia Raggi  arriva nel prato allestito per la seconda giornata di Italia 5 Stelle a Palermo per la Festa 5 Stelle, 25 settembre 2016.
ANSA/MICHELE NACCARI

In scena l’intolleranza, da dimostrare sempre e dovunque, con le parole e con i gesti, per le opinioni, i
giudizi e perfino gli sguardi

Ho seguito in televisione le scene in diretta da Palermo dove i grillini hanno duramente contestato giornalisti e fotografi. Spinte, qualche ceffone e insulti più o meno volgari sono volati con una certa facilità nei confronti di chi era lì per guardare, capire e raccontare ad altri quello che hanno visto e capito.

Assai più impressionanti dei comportamenti erano però le facce di quelli che li mettevano in opera perché il pubblico che si agitava e rumoreggiava sotto il palco somigliava più a quello dei ragazzi che si scatenano, con l’aiuto magari di un po’ di erba o di alcool, di fronte alla esibizione di una star del rock che a quello dei cittadini che partecipano ad un incontro politico.

Vi confesso che ho provato un forte sentimento misto di tristezza e preoccupazione. Tristezza perché quella che si sente dietro alla violenza delle critiche rivolte ad un sistema sociale e politico ancora troppo corrotto e troppo ingiusto è la rabbia che un tempo veniva convogliata verso obiettivi politici riconoscibili proprio dai partiti della sinistra e perché tanti sono, nella folla che gremiva domenica la piazza di Palermo, i giovani ed i meno giovani che un tempo sarebbero stati felici di dichiararsi «compagni».

La preoccupazione derivava, invece, dal fatto che, al di là delle motivazioni addotte dai leader del movimento la ragione semplice della aggressione a chi era lì per lavoro andava purtroppo cercata nell’entusiasmo regressivo di persone ridotte in stato di trance da una scenografia e da una tipologia di discorsi centrate sul tentativo di sollecitare la rabbia e l’odio contro tutto e tutti.

Andarsene da Vienna diventava necessario anche per lui, ebreo e psicoanalista, i cui libri erano stati già più volte bruciati in Germania ma molto al di là della paura, il sentimento più forte era allora per lui quello, tremendamente triste, destato dal modo in cui, trascinati dalla violenza populista del discorso del nuovo Fuhrer, i viennesi ciecamente lo applaudivano. Estasiati. Ridotti in trance dalla abilità con cui la loro stanchezza e la loro rabbia per la situazione di difficoltà del loro Paese venivano sollecitate ed esaltate dal delirio di un uomo gravemente malato. Freud avrebbe scritto a breve, in un saggio sulla psicologia dei grandi gruppi partito proprio dal tentativo di riflettere su quella esperienza, che le emozioni più violente e più primitive prendono il sopravvento sulla capacità e sulla possibilità di ragionare proprio in situazioni di questo tipo. Quando la perdita del contatto con la realtà si sostanzia nella convinzione per cui il Bene Assoluto è lì, nel gruppo mentre quello che ne sta fuori altro non è che il Male.

Un Male assoluto e che deve essere combattuto smettendo di riflettere e di dialogare ed impegnandosi in questa lotta. Con l’entusiasmo acritico del missionario o del neofita. Mi si dirà subito, ovviamente, che ci sono differenze importanti fra il Movimento di Grillo ed il fascismo di Mussolini o il nazismo di Hitler. Fascismo e nazismo hanno scritto pagine vergognose di storia nel nostro Paese e nel mondo, dalle stragi commesse nelle «imprese» coloniali alle leggi razziali ed agli orrori di una guerra senza precedenti, i grillini hanno al loro attivo solo dei discorsi e degli eventi.

Quello che paurosamente somiglia ai fatti del secolo scorso però è il clima politico se negli Stati Uniti grandi folle in trance si riuniscono per celebrare i discorsi di un leader folle e pericoloso, se in Russia e in Turchia governano sinceri e autentici antidemocratici come Putin e come Erdogan e se in Europa si assiste alla crescita dei movimenti populisti più o meno estremi e violenti. Mentre evidente è anche la somiglianza delle tecniche, perché l’evento di domenica a Palermo molto davvero assomiglia in termini di psicologia dei grandi gruppi a quelli di allora, e delle scelte perché l’auto incoronazione di Grillo desta anch’essa sinistre risonanze in chi di quei tempi ha memoria e cognizione.

È per tutti questi motivi che è importante oggi, per tutti noi, avere insieme tristezza e preoccupazione. Tristezza, come ho già detto, per i tanti compagni nostri finiti in questo terribile tunnel e che invece «compagni» potrebbero sentirsi ancora se un giorno la finissimo, noi della sinistra, di attaccarci e insultarci a vicenda pensando alle diatribe interne più che alle esigenze e ai problemi del paese.

E preoccupazione, a livello politico, perché importantissimo sembra a me, per il governo e per il Pd, dimostrare una capacità nuova e maggiore di intercettare, con la dovuta prontezza, da subito, le esigenze e le richieste che si sono riconosciute nella bolgia messa su a Palermo dai rappresentanti di un movimento che di stelle non ne ha più cinque ma solo una. Il rischio è sempre molto grande, infatti, quando la discussione e la propaganda politica scendono a questi livelli.

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