Cinesi per Sala? Arriva la scomunica di Barbacetto

Il Fattone
MILANO 12/02/2011 PIAZZA DEL DUOMO - FESTEGGIAMETI PER IL CAPODANNO CINESE - FOTO PORTA/PHOTOVIEWS

Secondo le regole delle primarie i cittadini stranieri possono votare. Ma il Fatto dice no

A Milano risiedono circa 30.000 cinesi: è la comunità più popolosa e attiva d’Italia. Lavorano, studiano, pagano le tasse, si sposano, fanno figli (molti dei quali parlano con accento meneghino). E sono tutti di destra.

Dobbiamo la sensazionale rivelazione a Gianni Barbacetto, che sul Fatto di oggi denuncia “l’ultimo esempio, clamoroso, dell’ombra che incombe sulle primarie milanesi: il sostegno ‘esterno’ a Giuseppe Sala, la possibilità insomma che a votarlo arrivino elettori che poco hanno a che fare con il centrosinistra”.

L’“ultimo esempio” sarebbe, a sentire il prode Barbacetto, l’endorsement di una parte della comunità cinese di via Paolo Sarpi all’ex commissario di Expo, la cui foto compare su un sito (in lingua mandarina) insieme ad una mappa della città che indica dove si può votare. “I cinesi di Milano devono tirar fuori la loro forza”, afferma il sito: e Sala, ha scoperto il segugio Barbacetto, avrebbe promesso “un’attenzione alle esigenze della numerosa comunità cinese”.

E che cosa avrebbe dovuto invece dire, l’orribile Sala? Minacciare deportazioni di massa? Lo sgombero di via Paolo Sarpi? Campi di raccolta nell’hinterland? Se una parte della comunità cinese partecipa alle primarie del Pd (secondo le regole condivise da tutti i candidati) e sceglie Sala, perché mai dovrebbe avere “poco a che fare con il centrosinistra”? Quali sono i popoli che invece “hanno a che fare con il centrosinistra”? E a quali gruppi etnici Barbacetto consente di esprimersi, partecipare alla vita civile, impegnarsi per avere condizioni migliori nella città in cui hanno scelto di vivere?

Se l’avessimo letto su Libero, avremmo bollato lo scivolone del giovane Barbacetto come un segnale particolarmente grave, per non dire disgustoso, di razzismo e di xenofobia: ma sul Fatto, ahinoi, tutto ormai diventa una barzelletta.

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